"Sta succedendo che alla Carrozzerie la produzione è stata fermata dall'azienda perché le gerarchie possano riunire i lavoratori e spiegare l'accordo a modo loro. E come se non bastasse vogliono sapere come voteranno, se si o no. Qui siamo oltre l'illegittimità. Siamo alla cancellazione brutale di ogni diritto di libertà e democrazia".
Se qualcuno contestava l'illegittimità del referendum a Mirafiori, onestà vorrebbe che con le ultime notizie cambiasse idea. Cosa sta succedendo alla Fiat che già non sia successo? Sta succedendo che alla Carrozzerie la produzione è stata fermata dall'azienda perché le gerarchie possano riunire i lavoratori e spiegare l'accordo a modo loro. E come se non bastasse vogliono sapere come voteranno, se si o no. Qui siamo oltre l'illegittimità. Siamo alla cancellazione brutale di ogni diritto di libertà e democrazia.
La gestione Marchionne si è macchiata di colpe, di azioni ricattatorie, di violazione di regole elementari, di una pratica antisindacale come non si vedeva dai tempi di Valletta. Incapace di pianificare una politica industriale per l'auto, la sua gestione ha dato pessimi frutti. La Fiat non vende, non progetta modelli, non riesce a stare sul mercato. Non pago, Marchionne ha colpito di qua e di là, come uno sciabolatore impazzito, senza risparmiare neanche Confindustria, da cui ha preso apertamente le distanze contestandone il ruolo gestionale e contrattuale.
Queste cose accadono sotto gli occhi di tutti, riportate da video e giornali. Le istituzioni, tutte le istituzioni, a partire dalla carica più alta, dal Presidente della Repubblica, ne sono quindi informate. Dovrebbero agire. E il governo, invece di intervenire positivamente nella rottura tra le parti, sulle lesioni dei diritti del lavoro e sul futuro dell'auto, ha girato la testa dall'altra parte fingendo di non vedere.
La vicenda dell'accordo di Mirafiori è brutta per tante ragioni, anche per le modalità con cui si è svolta: per la compiacenza con cui Cisl, Uil, Fismic e Ugl hanno accompagnato l'azione di emarginazione della Fiom, il più importante sindacato dei metalmeccanici italiani. La Fiom ha non una, ma mille ragione per considerare illegittimo il referendum.
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