Pietro Ancona: Mi è piaciuto il film su Giuseppe Di Vittorio
Mi è molto piaciuto il film, trasmesso da TV ieri sera nella sua prima parte, su Giuseppe Di Vittorio, un pezzo della storia d'Italia affrontato da un punto di vista quasi del tutto scomparso della "cultura" nella quale siamo immersi nel regime postdemocratico del Governo che va avanti a decreti e del Parlamento che non conta più niente e che è stato mutilato della sua ala sinistra dalla complicità dei due maggiori partiti italiani. Il punto di vista che attraversa tutto il film è quello della conquista spesso cruenta dei diritti. Ambrogio, bambino addetto ad allontanare i corvi dai campi, che muore di avere chiesto qualche goccia di olio in più nel pezzetto di pane che costituisce tutto il suo salario, i braccianti che vengono uccisi dall'esercito che li scaccia dalle terre del barone, Peppino di Vittorio che espone le richieste dei lavoratori, richieste minime ma importante per l'affermazione dei diritti ma che tuttavia vengono contrastate con brutalità dal barone ma che è costretto da accettarle soltanto quando lo sciopero generale rischia di mandare in malora l'annata agraria. Il film spiega il meccanismo di un potere repressivo basato sulla violenza della proprietà, della Chiesa, dello Stato e poi delle bande fascista, un potere che tiene sottomessi e tratta come schiavi i lavoratori agricoli che poi sono quasi tutta la popolazione civile dei grossi comuni del Mezzogiorno d'Italia. La morte del padre di Di Vittorio provocata da un cavallo imbizzarrito viene risarcita alla vedova con tre sacchi di fave alle quali la baronessa (bontà sua) ne aggiunge altri tre e con l'assunzione di Giuseppe che ad otto anni viene avviato al lavoro di cacciacorvi. Assieme a tanti altri bambini doveva allontanare gli uccelli dai campi di grano,controllato da due violenti massari del barone. Il film spiega la prima guerra mondiale come massacro dei lavoratori programmato dai governi e dalle classi dominanti che cominciano ad organizzarsi ed ad avanzare le loro rivendicazioni. Nelle trincee della guerra più atroce della storia vengono avviati a morte certa quando addirittura non vengono fucilati dagli ufficiali che li tallonano e non mostrano alcuna pietà nelle decimazioni decise con inaudita crudeltà. Un popolo di soldati nelle mani di sadici ufficiali di uno Stato Maggiore dell'Esercito la cui storia criminale si diparte dall'indomani dell'unificazione con gli eccidi di Govoni, Morra e altri. La nascita del fascismo nel Sud come nel Nord d'Italia viene affrontata dal film con piglio forte e privo di ambiguità: i fascisti intervengono nella lotta sociale dei reduci che vogliono la terra promessa dal governo per uccidere i dirigenti della rivoluzione contadina e distruggere le loro strutture organizzative. Episodio poco noto della storia d'Italia l'assedio fascista a fucilate della Camera del Lavoro di Bari difesa dai lavoratori e dalle loro famiglie, assedio che durò parecchi mesi e che non ebbe successo. Soltanto l'intervento dell'esercito, dopo alcuni mesi di lotta, ebbe ragione della Camera del Lavoro che venne distrutta. Di Vittorio, arrestato, viene eletto deputato nonostante la pesante intimidazione fascista che a Cerignola spara ed uccide otto persone per impedire il voto popolare. Stasera vedremo la seconda parte di questa emozionante rievocazione della storia d'Italia che racconta di una voglia di civiltà e di dignità soffocata nel sangue dal fascismo. La figura di Di Vittorio che anticipa con la sua lotta la modernità dei diritti civili e sociali contro la barbarie del potere baronale e latifondistico. Diritti civili e sociali oggi negati a tanta parte del mondo del lavoro a milioni di precari ed a grande parte dell'immigrazione che proprio nelle terre pugliesi vive condizioni di sfruttamento e di barbarie del tutto simili a quelle affrontate da Giuseppe Di Vittorio. Altro bellissimo racconto nel film è la storia del vocabolario comprato da Di Vittorio per due soldi e le sue scarpe da un venditore ambulante e l'istituzione della scuola per la quale chiede l'obolo all'uscita dalla masse e che permetterà ai contadini di sapere leggere e di potere anche votare. Pietro Ancona
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