Parla di amore ma prepara la guerra. Guardarsi dal nuovo partito dell’amore inventato da Berlusconi dovrebbe essere un imperativo categorico per le forze d’opposizione.di Giampiero Cazzato (Rinascita)
Parla di amore ma prepara la guerra. Guardarsi dal nuovo partito dell’amore inventato da Berlusconi dopo l’aggressione di piazza del Duomo, dovrebbe essere un imperativo categorico per le forze d’opposizione.
Perché il cosiddetto amore di Silvio è uno di quegli amorazzi un po’ volgari che riempiono le cronache rosa, tranne poi finire direttamente in cronaca nera, quando l’amante, ormai stufo di regalar fiori (di plastica), uccide l’amata.
Fuor di metafora a rischiare grosso da tutta questa montagna di latte e miele (e fiele) che scende giù dai rivoli del Pdl, è esattamente la democrazia italiana a cui, con tanto amore ovviamente, il presidente del Consiglio vuole propinare processo breve, legittimo impedimento e lodo Alfano bis. Per poi procedere – ed è questo il punto più grave della partita riforme - al ridimensionamento dei poteri del parlamento, al bavaglio alla magistratura e all’incontrollato ed incontrollabile ruolo di dominus da concedere al premier.
C’è da rimpiangere i tempi della guerra guerreggiata, dello stridor di sciabole, del «non faremo prigionieri » di previtiana memoria.
Certo, dalle parti del Pd tutti o quasi tutti intendono allontanare il sospetto che si sia disposti a cedere sulle leggi ad personam, anche se rimangono agli atti le parole di D’Alema sul legittimo impedimento come «riduzione del danno».
Un ballon d’essai tipico del lider Maximo, per vedere l’effetto che fa la sua proposta nel quartier generale del Pd oltre che nell’accampamento nemico.
Bersani ha smentito la telefonata natalizia con Berlusconi ed è un bene, ma il nodo rimane: fino a che punto il Pd è pronto a stringere la mano tesa che l’amorevole centrodestra va tendendo? E una volta stretta quella mano per accettare cosa? E a quale prezzo nel rapporto con l’Italia dei Valori?
Intanto un dato è certo, ed indica su quale terreno scivoloso il maggior partito d’opposizione si sia infilato: nel Pd cresce l’area che vuole prendere le distanze dall’ex pm. Il Pd non farà le barricate, par di capire. Ad ogni buon conto Cicchitto, il solito Capezzone e l’immancabile Gasparri fanno sapere che loro sulle leggi dell’impunità vanno avanti lo stesso, anche senza le opposizioni. Sarà pure partito dell’amore ma con la clava bene in mostra.
Arturo Parisi, anima critica del Pd è molto chiaro: «il problema non è il confronto sulle riforme e neppure l’inevitabilià di un compromesso. Il problema è capire che cosa si scambia con che cosa, e, prima ancora, essere rassicurati che ciò che si scambia sia nella nostra disponibilità e che lo scambio sia giustificato nell’interesse del paese». Insomma, al Pd non basta dire no al legittimo impedimento e poi, dopo le regionali, sedersi al tavolo come nulla fosse, magari pensando anche di incassare una legge elettorale alla tedesca, fondamentale per rafforzare l’asse con Casini. Sarebbe un’opposizione da minuetto.
L’avvertimento a non nascondere sotto il tappeto delle riforme il macigno rappresentato da processo breve, lodo Alfano e legittimo impedimento e a non cadere nella rete tesa dalla maggioranza viene anche dal Pdci: «Si tratta di veri e propri salvacondotti monarchici - dichiara Orazio Licandro - Bonaiuti, Bondi, Cicchitto, Capezzone, Gasparri e compagnia cantando la smettano di fare i paggi di corte e abbiano l’onestà di dire chiaramente che queste leggi servono al premier come il pane. Invitiamo l’opposizione tutta, parlamentare e non, a mobilitarsi per denunciare all’opinione pubblica l’uso privato della giustizia e della politica che la maggioranza sta compiendo.
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