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PD. Con l'aria che tira, che c'è da festeggiare? PDF Stampa E-mail
mercoledì 09 luglio 2008

Sample Imagedi Fausto Cerulli.

Sono tornato a quella che una volta era la Festa dell'Unità, e che ora si chiama Festa Democratica: della serie che la sinistra non più sinistra, quando decide di farsi del male, decide di farsi il peggio.


Il Partito Democratico è stato castigato dagli elettori anche per aver sacrificato l'unità della sinistra sull'altare dell'alleanza privilegiata con i clericali rutelliani e con i democristiani dell'area casiniana; i risultati sono sugli occhi di tutti, ma gli esponenti del Partito Democratico, a quanto pare, non hanno occhi per vedere, non hanno orecchie per sentire, ed hanno la lingua soltanto per dire le orazioni nei giorni comandati. La Festa Democratica, non me ne vogliano gli organizzatori, è contrassegnata da un qualche squallore paesano; somiglia più ad una sagra, di quelle con la porchetta e il vino a volontà, che non ad una manifestazione politica, anche giocosa, se vogliamo, ma politica. Dico la verità; ero andato al laghetto del Parco Paglia perché richiamato dal nome di Bianca Berlinguer, che avrebbe dovuto metter su un dibattito con Livia Turco, già ministra della salute nel governo pallidissimo di Prodi.

Mi affascinava il cognome, che mi riportava la memoria al mitico Enrico Berlinguer: che - seppure assieme con Andreotti nel Governo di Salute Pubblica sorto sull'assassinio di Moro, commesso da molti- è stato l'ultimo a parlare di partito comunista, e di partito come strumento di lotta e di governo.

Pensavo ai funerali di Berlinguer, alla folla immensa e commossa, alle lagrime sincere dei compagni che erano ancora compagni nel senso comunista della parola.

Ora mettiamo che muoia Veltroni, più tardi possibile ovviamente: al funerale qualche sparuto gruppo di funzionari, i rutelliani con il rosario in mano; e, al posto delle bandiere rosse, le bandiere bianche della resa.

Poi la Berlinguer non è venuta; al suo posto il telegenicissimo Nuccio Fava, che comunque a suo modo ha provato a tirare la Turco sul livello del discorso politico. Ed ha lanciato la palla dell'autocritica; ha detto che secondo lui, e come dargli torto, Veltroni ha portato il centrosinistra alla sconfitta sia perché ha rinunciato alla sinistra in nome del Centro; sia perché ha fatto gli stessi discorsi elettorali di Berlusconi.

Per cui molti italiani debbono essersi detti che,a parità di discorsi sostanzialmente anticomunisti, era meglio scegliere gli anticomunisti dichiarati;ed è stato cappotto. La Turco, da persona intelligente, ha fatto finta di non capire; se Nuccio Fava parlava di una ricostruzione delle alleanze- ed intendeva che si dovesse riprendere un discorso unitario con la sinistra divenuta extraparlamentare – lei ha glissato sul tema e si è lanciata in una vera e propria apologia del partito di Casini, detto anche partito di Cuffàro.

I pochi presenti sono rimasti sconcertati: anzi avrebbero dovuto rimanere sconcertati, ma si capiva che la politica aveva perso per loro ogni mordente, e che era meglio pensare al liscio programmato, alla pizza che profumava l'aria di questo luglio disastroso, ed agli Sbronzi di Riace.

Voglio dare merito, comunque, a Livia Turco di aver ricordato di essere stata comunista; a differenza di Veltroni e di D'Alema, che se gli ricordi il loro passato comunista prima lo rinnegano e poi magari si offendono pure. E la Turco ha ricordato anche la passione civile di un'altra sinistra, quella che con Berlinguer raggiunse il 35% dei voti e fece sognare.

Ma, a parte questi accenni nostalgici e commossi, la Turco non ha potuto fare a meno di allinearsi all'orribile esistente di questa opposizione fracassona; che strilla con Di Pietro nella peggiore guisa piazzaiola, o continua a strizzare l'occhio di triglia a Berlusconi; sempre della serie dell'autolesionismo ad oltranza.

Poi la Turco ha toccato la corda degli affetti, si è rivolta ai giovani che brillavano per la loro assenza, ha parlato di suo figlio che sta sempre al computer ed al cellulare: e dove cavolo dovrebbe stare, secondo lei: ad entusiasmarsi per le smargiassate di Di Pietro, o per le litanie di Veltroni- Rutelli fratelli gemelli?

Oppure suo figlio dovrebbe battere le mani a Casini, il divorziato antidivorzista, il puro che mette nelle sue liste la peggiore feccia mafiosa? Dai, Livia Turco, ammetti che non eri convinta quando pensavi a quello che avrebbe potuto e dovuto fare tuo figlio. Ammetti che voi del partito democratico, insieme al Berlusca ed al fascista Fini, avete fatto di tutto per allontanare definitivamente i giovani dall'interesse per la politica, quasi che di quei giovani aveste paura. Paura, se non altro, che si pongano come ricambio generazionale; mentre voi di ricambio non volete sentire parlare, giocate la politica del sempre le stesse facce, stavo per dire gli stessi ceffi. E poi. Livia Turco, ti potevi risparmiare la crociata finale contro i giovani che si drogano, e sembravi la controfigura femminile di Muccioli.

Nuccio Fava ha acceso la pipa, che fa tanto intellettuale, ha ringraziato i pochi presenti chiamandoli folla. E poi ha concluso: adesso tutti a ballare. Ma sì, è meglio, tutti a ballare ed a cantare ed a far festa. Ma spiegatemi, con l'aria che tira, che cosa ci sia da festeggiare: ballare magari sì, il ballo della fame, e cantare anche sì, così ti passa. Ma festeggiare cosa? Meglio lasciar perdere: cerchiamo di essere seri, se è possibile in questo vaudeville della politica italiana con tutte le minuscole del caso.




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