"Non ci può essere pace tra la vittima ed il carnefice, non ci può essere pace tra il popolo e i suoi massacratori." (Antonio Gramsci)
 
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QUANDO ERANO “COMUNISTI” PDF Stampa E-mail
lunedì 15 dicembre 2008
Sample ImageIn un lussuoso albergo di Palermo è stato presentato il volume “Quando eravamo comunisti” di Elio Sanfilippo, con prefazione di Emanuele Macaluso, già fustigatore dei vizi e delle malefatte della classe dominante siciliana e nazionale, e oggi “opinion maker” del cosiddetto riformismo. Non si può essere comunisti per il passato  e filocapitalisti, più o meno mascherati,  per il presente e per il futuro.

Parafrasando Foscolo si potrebbe dire che gli ex comunisti di casa nostra hanno deciso di ritornare alle “istorie”. Proliferano infatti libri di memorie o di ricostruzione (“ad usum delphini”) di momenti e fasi della storia del PCI, ad opera di personaggi che in qualche modo ne sono stati attori, di primo, di secondo o di terzo piano non importa, e che ora hanno deciso di voltare le spalle al passato, per intrupparsi, con più o meno entusiasmo, nell’esercito dei “convertiti” del partito democratico o di non si sa che cosa.

Apprendiamo così che in un lussuoso albergo di Palermo si è dato convegno tutto il Gotha dell’ex PCI siciliano per la presentazione di un grosso volume (ben 450 pagine), già distribuito nelle librerie, dal titolo significativo: “Quando eravamo comunisti”. Il libro ripercorre, a quanto riferisce la stampa, la storia del Partito comunista in Sicilia in tutto il dopoguerra, e fino al suo scioglimento, di cui sia l’autore, l’ex deputato Elio Sanfilippo, che attualmente occupa la “prestigiosa” carica di presidente regionale della Lega delle cooperative, sia il ben più noto prefatore (nonché padrino della manifestazione), Emanuele Macaluso, sono stati partecipi e sostenitori.

Non intendiamo entrare nel merito del contenuto del libro in oggetto, che non abbiamo letto e che probabilmente non leggeremo, perché non pensiamo che i frutti di tale lettura possano corrispondere alla non indifferente fatica richiesta al volenteroso lettore. Ma il titolo è già di per sé abbastanza eloquente. Con simili “studi” si cerca evidentemente di attribuirsi il merito di quanto di buono e di innegabilmente valido l’esperienza comunista ha rappresentato anche nello specifico siciliano, dicendo: “noi c’eravamo”.

Nel contempo i fatti vengono presentati in maniera tale da avvalorare l’ineluttabilità e la necessità storica del superamento del comunismo e da giustificare il percorso scelto dagli “ex”, sottacendo il merito, che è quello della scelta di campo a favore del sistema capitalistico, che mal si concilia con l’essenza del socialismo e del comunismo. Non si può essere, cari signori, l’uno e l’altro, comunisti per il passato e filocapitalisti, più o meno mascherati, per il presente e per il futuro.

Personaggi come Macaluso, già noti come acri fustigatori dei vizi e delle malefatte della classe dominante siciliana e nazionale, e oggi “opinion makers” del cosiddetto riformismo, diciamolo fuori dai denti, ci fanno pena. La nostra simpatia e la nostra ammirazione vanno viceversa a chi, anche nel momento della sconfitta, sa mantenere un alto profilo morale e sa perdere oggi, per vincere domani.

Macaluso, in occasione del patetico incontro di Palermo, avrebbe affermato che non si può fare il comunismo col 3% (tale sarebbe – a suo dire – il potenziale dei partiti che in Italia si richiamano in qualche modo al comunismo).

E’ il caso, a questo punto, di domandarsi a chi va data la colpa di così drastico ridimensionamento e se non c’entrino per caso coloro che, al pari di Macaluso, hanno fatto il voltafaccia senza precedenti, assumendosi la storica responsabilità di mandare al macero l’immenso patrimonio ideale del più forte Partito comunista dell’Occidente. Per andare dove? Molti di costoro – in preda al confusionismo mentale – non lo sanno neppure. Altri sono sbarcati in America. Auguri a loro!

Noi eravamo e siamo, e ci proponiamo di restare, comunisti. Anche Gramsci decise di esserlo. E fu grazie a lui e al sacrificio suo e di quelli come lui, che non mollarono, che i comunisti, dopo gli anni bui del carcere e del confino e i giorni gloriosi della lotta armata partigiana, riemersero al sole, per sé, per i lavoratori e per l’Italia intera.

La Storia ha saputo e saprà giudicare. E noi intendiamo essere, come comunisti, umili costruttori di storia. A questo compito ci chiamano i deboli e gli sfruttati che il capitalismo incessantemente produce e vorrebbe tenere ai margini.

Ci rifiutiamo, con tutto lo sdegno di cui siamo capaci, di stare con coloro che preferiscono assecondare la corrente.

Salvo poi a trovarsi di fronte – si guardi alla immane crisi economica in atto – a quello che si configura come il crollo dei pilastri stessi su cui si è retta l’egemonia del capitalismo e dell’imperialismo.

La cosa più onesta – e alla distanza pagante – ci sembra quella di stare sempre dalla stessa parte.

Domenico Catalfamo   




  Commenti (1)
 1 sinistri
Scritto da Mariano Massaro, il 16-12-2008 13:26
L’ennesima vittoria delle destre, questa volta in abruzzo, dimostra l’inconsistenza della sinistra riformista che dai tempi della bolognina tenta di dismettere gli abiti della lotta di classe per entrare a far parte definitivamente dei commensali al tavolo del potere. 
Il risultato è sotto gli occhi di tutti, ogni volta che i sinistroidi hanno voluto annacquare i comunismo, hanno registrato sonore lezioni da militanti ed elettori fino a far scomparire la bandiera rossa dal parlamento. 
Certi giochi di prestigio da Veltroni te li aspetti, ma vieni colto di sorpresa quando i compagni di rifondazione che fino a ieri sputavano fango sulla sindacatura Genovese, oggi leggono il PD come unico interlocutore possibile, lo sesso PD che ha cacciato Rifondazione dal parlamento e inneggia al bipolarismo… 
Oggi Fava e Vendola intenderebbero rifondare la sinistra ripercorrendo pari pari la strada che ha condotto al fallimento dell’arcobaleno, un’accozzaglia di “sinistri” con obiettivi, storie e culture diametralmente opposte e in antitesi con l’ABC del comunismo, l’antico sogno bertinottiano di cancellare ogni residuo di comunismo è ancora vivo in molti fedeli della mozione vendoliana, fortunatamente a gestire i fautori del Rosso Sbiadito c’è gente che non riesce a comprendere il mandato della base, la volontà della classe operaia, ci hanno trascinato nella disfatta con l’arcobaleno ma si godranno in solitudine il fallimento della sinistra sbiadita che stanno inventando per restare saldamente ancorati al carrozzone della poltrona istituzionale (Gennaro Migliore deve pur lavorare, non percepisce salario da quando è caduto il governo prodi). 
Gli effetti della moderazione sono in stato avanzato, fino a poco tempo fa nelle vertenze dei lavoratori messinesi c’era sempre una bandiera rossa, oggi le vertenze e i disagi dei lavoratori sono aumentati a dismisura ma i compagni di lotta che si fregiavano di guidare il conflitto non si trovano manco a “chi l’ha visto?” 
Intanto Sansonetti spreca i soldi degli iscritti per beatificare, attraverso Liberazione, le peripezie isolane di Vladimir Luxuria che, con tutto il rispetto per la donna di spettacolo, non è la massima espressione del conflitto capitale/lavoro che ogni militante di sinistra dovrebbe avere come obiettivo primario.

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