E' il patto che proporrà il governo. Intanto l'inflazione entra nel negoziato Confindustria-Sindacati. La Sinistra Cgil «nessun accordo, sciopero»
Un tavolo «per discutere di un nuovo indice sul costo della vita da adottare nei rinnovi dei contratti». Questo l’intento programmatico che si sono dati sindacati e Confindustria al termine del primo confronto sulla riforma del modello contrattuale. Cgil, Cisl e Uil rivendicano la necessità di prendere a riferimento, per i rinnovi contrattuali, un «indicatore realistico» sul costo della vita che sia più vicino all’inflazione reale che a quella programmata. Una posizione che non trova riscontri nelle parole di Emma Marcegaglia, che al momento parla solo della «possibilità di fare qualche considerazione» nel caso in cui inflazione reale e programmata siano discostanti. D’altronde Confindustria, forte dell’appoggio del governo, ribadisce la necessità di non tornare ad «una situazione in cui i salari seguono i prezzi», una fase «problematica» già vissuta, secondo il vice presidente di Confindustria, Alberto Bombassei. Confindustria ribadisce il suo no al ripristino di un meccanismo di adeguamento automatico dei salari all’inflazione. Lo dice partendo da un’analisi in cui si sottolineano i costi che le imprese sono già costrette a sostenere a fronte dell’aumento dei prezzi del petrolio e delle materie prime, per arrivare alla conclusione che a quelle stesse imprese non si può chiedere anche di caricarsi di un ulteriore onere aumentando i salari.
Un nuovo incontro è fissato per giovedì prossimo. Cauto Guglielmo Epifani, per il quale si tratta di continuare l’approfondimento su questo nodo della trattativa perché «mi sembra che Confindustria continui a ragionare come se ci fosse un’inflazione programmata, mentre quello che serve è un indicatore reale che non penalizzi i salari». Il segretario della Cgil deve fare i conti con una sinistra interna sempre più compatta (ora circa il 25% dell’organizzazione) che gli contesta di seguire la linea del “confronto” sui contratti con Confindustria, di “unità” con Cisl e Uil e di semplice “informazione” con i lavoratori. Il documento di netta contrarietà alle misure adottate dal governo è stato approvato dal Direttivo Cgil 72 membri, con 15 voti contrari di Lavoro e società e Rete 28 aprile, che giudicano del tutto inesistenti le condizioni per siglare un accordo con il Governo. «La Cgil non può rimanere ingabbiata nell’unità spasmodica con Cisl e Uil: è ovvio che il confronto con loro ci sarà sempre, ma adesso è il momento di preparare il terreno del conflitto senza escludere uno sciopero generale», ha dichiarato il coordinatore di Lavoro e società, Nicola Nicolosi. Ma, aggiunge Giorgio Cremaschi, «dire no al Governo non basta, bisogna dirlo anche alla Confindustria, che è l’altra faccia del Governo. E prepararsi alla mobilitazione anche da soli: perché tra Bonanni, Governo e Confindustria c’è un’intesa cordiale».
Positivo, invece, il giudizio dei segretari della Cisl e della Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti: «Abbiamo iniziato con la partita sull’inflazione e mi pare che ci siamo intanto messi d’accordo sulla necessità di lavorare sui numeri, trovando un elemento che non sia quello striminzito dell’1,7% che ci si propone». E proprio dalla Uil è arrivata la proposta per il Governo di un «patto» con le parti sociali per la crescita, a cui il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, si è detto disponibile. Anzi ha rilanciato parlando di un accordo «prima dell’estate» per la redistribuzione dell’aumento della ricchezza del Paese.
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