La Rinascita intervista Margherita Hack: “Siamo governati da analfabeti”. Scuola senza Governo. Così il Paese va a rotoli. di Paolo Repetto
Il Paese degli inventori, degli scienziati e degli artisti, il Paese che costringe migliaia di ricercatori a scappare per non cadere vittime della precarietà si appresta a cancellare la geografia dalla scuola pubblica. Margherita Hack, astronoma di fama mondiale e studiosa, attenta ai fermenti che si muovono attorno ad un altro microcosmo, quello dell’istruzione, scrolla la testa e non trattiene le imprecazioni, rispondendo alle domande di “Rinascita”.
Il sociologo Ilvo Diamanti ha scritto che è davvero curiosa (per usare un eufemismo) la scelta di accanirsi sulla geografia mentre non facciamo altro che discutere di confini, di frontiere e di immigrati clandestini...
E’ semplicemente una vergogna quanto sta accadendo, è il segno dell’ignoranza di chi ci governa. La geografia è lo strumento fondamentale per conoscere il Paese e il mondo in cui si vive. Si parla tanto di “villaggio globale”, evidentemente sono chiacchiere. Diamanti ha scritto anche che servirà il navigatore satellitare persino per andare a scuola. Ha ragione. Il problema è che siamo governati da una classe politica culturalmente analfabeta.
Come stupirsi poi se i ragazzi intervistati dalle “Iene” in una discoteca bresciana, alla domanda sulla data della scoperta dell’America, hanno risposto “1943, anzi no, 1850” e via discorrendo?
Dici davvero? Con i milioni di italiani che in America ci sono andati, per sfuggire alla fame subito dopo la prima guerra mondiale... Cose da matti...
Eppure non sembra che il tema della cultura e dell’istruzione sia in cima all’agenda politica, neanche in molte realtà che si pretendono progressiste. Qual è la sua opinione?
Come diceva Dario Fo, l’operaio conosce cento parole, il padrone ne sa mille e perciò è nelle condizioni di fregarlo sempre. Senza cultura dove va a finire una società? Visto che vengono spesi fiumi di parole sull’innovazione come leva necessaria per poter favorire la competizione internazionale, al cospetto dei Paesi in via di sviluppo che offrono manodopera a basso prezzo, come è possibile che non si destinino risorse alla cultura? Come è possibile che non si investa sulla ricerca pura, per poi dare luogo a quella applicata? Sembra incredibile, ma la politica non si rende conto delle conseguenze di certi atti. Se l’Italia ha potuto vantare successi, nel secolo scorso, lo deve proprio alla scelta di aver operato per ridurre drasticamente il numero di analfabeti, innanzitutto con la riforma della scuola media unica, dopo decenni di separazione classista tra chi veniva “avviato” al lavoro e chi poteva ambire ai licei. Da qui partì il processo di crescita culturale del Paese.
Dove ci ha condotto, quel processo? Qual è, a suo giudizio, lo stato della cultura scientifica?
A parte la proliferazione dei mini-atenei privati in voga di questi tempi che appaiono ai miei occhi come una presa in giro, le vere università dotano i ragazzi di una buona preparazione. Ne è prova il fatto che i nostri giovani costretti ad andarsene all’estero, per non ridursi in Italia a rimanere precari a vita, si trovano bene e sono apprezzati. Inoltre, tra i contratti assegnati dal Consiglio europeo delle ricerche, numerosissimi sono stati indirizzati a ricercatori italiani, valutati tra i migliori. Senonché, con i drastici tagli voluti dai ministri Gelmini e Tremonti, si sta cercando di affossare quanto di buono è stato realizzato: stiamo parlando di 63,5 milioni di euro per il 2009, 190 nel 2010, 316 per il 2011, 417 per il 2012 e 455 per il 2013. La riduzione delle risorse passa dall’1% dell’anno scorso all’8% del 2013 in una realtà, come quella universitaria, già sottofinanziata. Le cose vanno ancora peggio se volgiamo lo sguardo alla riduzione del turn-over del personale docente: se nel 2009 è stato assunto un nuovo professore ogni dieci collocati in pensione, quest’anno e l’anno prossimo ne verrà inquadrato uno su cinque. Ciò significa mutilare la pratica dell’insegnamento, perchè se aumenta il numero degli allievi per ogni docente quest’ultimo si troverà costretto a diminuire il tempo dedicato alla ricerca o, in alternativa, a peggiorare il livello dell’insegnamento. Ecco il risultato di una mentalità miope e stupida, che pone l’Italia come fanalino di coda in Europa.
Occorre aggiungere che tanti studenti, tornati a casa e accesa la televisione, possono liberamente scegliere tra quiz nozionistici, reality show e sitcom. Segno che Berlusconi ha vinto sul terreno culturale.
Direi che ha vinto sul terreno inculturale, oltre che su quello dell’immoralità. Bisogna aggiungere che gli italiani non hanno mai mostrato un grande senso dello Stato e Berlusconi ha rappresentato un incentivo al peggioramento dei più gravi difetti del nostro popolo. E mi meraviglio dell’approccio scelto dal Partito Democratico: siamo circondati da chi ci parla ogni giorno di “riforme”, ma non viene rimarcato con chiarezza che bisognerebbe procedere per risolvere innanzitutto il conflitto di interessi e cambiare la legge elettorale, il resto mi sembrano chiacchiere. Tanto più che la nostra Costituzione è eccellente, costruita da una classe politica molto al di sopra di quella attuale.
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