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domenica 27 marzo 2011

Sample ImageRita Dalla Chiesa: «Sono rimasti fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare». L'Aquila, l'Abruzzo e l'Italia indignati e offesi da quello che hanno visto e sentito durante una trasmissione che ha dato un esempio di pessima informazione travestita da spettacolo.  Ricordiamo i fatti raccontati nel servizio di Monica Di Fabio, pubblicato venerdì sera dopo la scoperta. Eccoli.

(Fonte: Quotidiano d'Abruzzo) Quasi tredicimila contatti fino alle 14 di domenica per la brutta storia di Forum e decine e decine di commenti, fra cui, alle 12,56, anche quello di Rita Dalla Chiesa che in due righe chiede di scriverle all'indirizzo della trasmissione: "Scrivetemi a Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo ". Replica del direttore Del Giudice: ci scriva lei e ci spieghi. L'Aquila, l'Abruzzo e l'Italia indignata e offesa da quello che hanno visto e sentito durante una trasmissione che ha dato un esempio di pessima informazione travestita da spettacolo, a 10 giorni dal secondo anniversario del terremoto del 6 aprile 2009. Ricordiamo i fatti raccontati nel servizio di Monica Di Fabio, pubblicato venerdì sera dopo la scoperta. Eccoli.

(Monica Di Fabio) Da copione dovevano essere aquilani e sposati, con due figli grandi. La prima cosa che li tradisce è l'accento, che di aquilano non ha granché. La loro vicenda di terremotati raccontata a Forum ha fatto sussultare la comunità dei veri aquilani che da ieri su Facebook si trasmettono indignazione e rabbia di profilo in profilo, perché quella coppia ha detto che a L'Aquila tutti hanno le case, che a L'Aquila non c'è più la paura, che solo 300 aquilani sono rimasti fuori e "mangiano e bevono a spese dello Stato", lanciandosi in sperticate descrizioni di una ricostruzione che a L'Aquila non esiste e che, probabilmente, non hanno nemmeno vissuto, come non hanno vissuto la scossa del 6 aprile 2009 a L'Aquila che avrebbe "staccato i termosifoni dalle pareti", come raccontano.

Di lei la rete dice che potrebbe essere originaria di Popoli. Lui di certo vive in un paese del Chietino, con la passione per lo spettacolo. I nomi di battesimo, forse, sono l'unico frammento di verità che loro concedono alla puntata che sull'Aquila e sul suo presente finisce col dipingere un panorama irreale. Peggio, surreale.

La donna chiede a quello che dice ex marito 25.000 euro per rimettere in piedi la sua attività, dice di fare la sarta. Lo fa ringraziando il presidente Berlusconi per le cose fatte alla "sua" città: «Non ci ha fatto mancare niente, ha dato a tutti case con giardini, garage e tutti lavorano. Voglio quei soldi perché tutte le attività hanno riaperto, tranne la mia. L'Aquila è in piena ricostruzione, sta tornando come prima».

Mentre Rita Dalla Chiesa ricorda il valore dell'intervento della protezione civile e di Bertolaso, la sedicente sarta è un fiume in piena: «Sono rimasti fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare». Sono cose pesanti da digerire per un aquilano e anche per chi a L'Aquila non vive, ma vede come vanno le cose. E le mail che ricordano le vittime, Davide Centofanti, uno dei ragazzi della Casa dello studente, gli interventi del pubblico che dicono che la realtà non è esattamente come la descrive la signora, non riescono a restituire un'immagine realistica della situazione aquilana, anche perché l'ultima mail letta in puntata è quella di Anna di Pescara, lavora a L'Aquila e dice che lì la gente è un po' vittimista.

«Ho scritto alla Dalla Chiesa e la inviterò a L'Aquila - annuncia l'assessore all'Assistenza alla Popolazione del Comune dell'Aquila Stefania Pezzopane (lettera in allegato sotto) -questa storia a meno di una settimana dal secondo anniversario del tragico sisma è andata su una trasmissione televisiva a larghissimo pubblico, è uno sgarbo gravissimo agli aquilani. Racconta storie non vere, una fiction con finti aquilani che si spacciano per tali, sono rimasta profondamente meravigliata che tale messaggio sia passato da un programma di Rita Dalla Chiesa, una donna colpita nella sua vita e che dovrebbe sapere cosa significa l'isolamento e quali sono i rischi dell'isolamento, per aver vissuto direttamente una tragica storia d'Italia. La invito a venire a L'Aquila a parlare con aquilani veri, a venire negli alberghi dove vivono ancora circa 40.000 sfollati e fra questi c'è una grossa percentuale che muore, che non rientra ancora nella propria casa».

Colpiti dalla rappresentazione di una tragedia lontana: «Della sartoria della signora a L'Aquila non c'è mai stata ombra - continua la Pezzopane - se avessero voluto raccontare storie vere, qui ne abbiamo tante. Il fatto che si sia voluto rappresentare un dramma con una storia finta la dice lunga sulle intenzioni di certi mezzi di informazione che hanno oscurato L'Aquila per mesi e ora, alla vigilia del secondo anno, quando sono attesi mezzi di informazione da tutta Europa in città, cercano di "ridimensionare" un presente che non è quello raccontato».

«E' la cosa più spiacevole che potesse capitare a un passo dal secondo 6 aprile - dice Stefano Cencioni, uno dei tanti cittadini che la domenica vanno in centro a togliere le macerie - Scriverò a Rita Dalla Chiesa per invitarla a L'Aquila, deve venire a rendersi conto. Non possono passare spot come quello passato ieri. Scriverò anche a Chiodi, perché protesti su quello che è accaduto: non possiamo essere descritti in questo modo da chi non conosce la nostra situazione e non vive giorno per giorno la ricostruzione aquilana».




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