"Non ci può essere pace tra la vittima ed il carnefice, non ci può essere pace tra il popolo e i suoi massacratori." (Antonio Gramsci)
 
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UN “GIOVANOTTO” DI NOME KARL MARX PDF Stampa E-mail
giovedì 17 dicembre 2009

Sample ImageIl 19 dicembre la presentazione della nuova associazione politica e culturale intitolata al filosofo di Treviri. Marx 21°”nasce per indagare la società e per far riemergere la centralità del lavoro umano oggi negata ma decisiva. Il Pci è stato protagonista della politica e della cultura italiana, senza mai abbandonare l’impronta di classe. di Paola Pellegrini

Nella tradizione dei comunisti l’organizzazione della cultura è un tema centrale. In Italia, da Gramsci in poi, la sua lezione ci ha insegnato a non separare mai politica, economia, bisogni sociali e sovrastrutture culturali. Parliamo di Gramsci, per il ruolo che la sua opera ha via via assunto nello sviluppo civile e culturale della società italiana del secondo dopoguerra, senza dimenticare che l’intera storia del movimento operaio nel mondo può leggersi nel fiume ininterrotto del lavoro intellettuale, di studio e di ricerca di quei veri e propri giganti del pensiero scientifico moderno che sono stati fondatori e animatori del socialismo prima ottocentesco poi novecentesco.

Grandi studiosi e al tempo stesso dirigenti delle lotte sociali dei lavoratori, protagonisti dell’organizzazione dei partiti socialisti e poi comunisti, instancabili costruttori della democrazia e dell’emancipazione delle classi subalterne. Da tempo, quell’idea e quella storia politica sembrano in una crisi irreversibile.

Viviamo oggi in un paese che ha vissuto negli ultimi decenni una soffocante stagnazione economica e produttiva, una crisi culturale e civile senza precedenti, nell’intreccio sempre più acuto tra antiche questioni sociali mai risolte e nuove gravi emergenze: nuovi squilibri territoriali, nuovi fenomeni di esclusione e subalternità nel lavoro, nella formazione, nell’accesso a beni comuni, mentre le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza è diventata abissale.

E’ nella consapevolezza di questi temi, delle domande che da questi discendono e dall’urgenza di ritrovare risposte adeguate che nasce questa nostra impresa, questa Associazione politica e culturale che fin dal suo nome, vuole indicare una missione e un compito: rilanciare la funzione democratica e civilizzatrice che storicamente il pensiero marxista, il movimento comunista e più in generale la sinistra hanno svolto nel nostro paese.

Oggi quell’impegno va ripreso da forze sociali, politiche ed intellettuali decise a misurarsi, prima di tutto sul piano della battaglia delle idee, contro quella che giudichiamo la distruzione dell’idea stessa di società, destinata a deperire se non sarà capace di promuovere una nuova forma di convivenza tra gli uomini fondata sull’eguaglianza e la giustizia sociale.

L’associazione Marx 21° nasce per indagare questa società sul piano storico ed economico, politico e giuridico, filosofico e culturale e indicarne un’altra, quella società socialista che è ancora il nostro obbiettivo. Vogliamo far riemergere la centralità del lavoro umano, oggi negata ma sempre più decisiva nell’espansione globale del mercato capitalistico.

L’associazione Marx 21° si pone statutariamente lo scopo di produrre elaborazioni, studi e programmi che, sul piano teorico e culturale, costituiscano le basi dell’unità delle forze che si richiamano al marxismo e al comunismo.

 

La crisi dei partiti comunisti e della sinistra in Italia affonda le sue ragioni, oltre che negli sconvolgimenti successivi all’89, anche in una scissione tra la teoria e la prassi politica che ha la sottovalutazione e l’abbandono sia del pensiero di Marx sia di gran parte del patrimonio e delle successive acquisizioni teoriche e politiche del socialismo e del comunismo.

L’Italia è stato uno dei paesi occidentali in cui più grande è stata la forza della cultura marxista e del movimento comunista. Per decenni il Pci e la cultura marxista sono stati protagonisti della politica e della cultura italiana, senza mai abbandonare l’impronta di classe e l’ispirazione unitaria. Con l’89 si è consolidata un’ideologia e una pratica di liquidazione della nostra storia e del nostro patrimonio politico e ideale, con la miope convinzione che senza quell’eredità fosse d’intralcio al progresso del paese.

Noi pensiamo invece che si sia aperta una ferita, mai rimarginata, alla democrazia, aprendo la strada ad un pauroso attacco reazionario ai lavoratori e alle classi subalterne, ai fondamenti della Costituzione, mentre la riorganizzazione economica e industriale del sistema capitalistico, sotto l’egemonia liberista e antioperaia, avviene con una progressiva liquidazione dello stato sociale e di ogni diritto del lavoro.

La stessa democrazia politica è in pericolo, con l’affermarsi di una peculiare forma di bonapartismo, oggi fondato sulla concentrazione nelle mani leader di un potere politico, economico e multimediale senza precedenti. Nel Paese è venuta a mancare la forza di una grande comunità di uomini e donne educati alla lotta democratica e ai grandi ideali di giustizia, solidarietà e uguaglianza.

La federazione della sinistra, cui abbiamo dato vita insieme ai compagni del Prc, di Socialismo 2000 e di lavoro e Solidarietà è per noi comunisti una scelta politica fondamentale e ineludibile, per quella unità a sinistra senza la quale saremmo tutti destinati alla marginalità sociale e politica. Un progetto strategico, un cammino comune. All’interno del quale continuare però a coltivare l’idea di un partito comunista necessario non a noi ma ai lavoratori e alla democrazia italiana.




  Commenti (3)
 1 Scritto da alfonso calabrese, il 19-12-2009 08:31
Col crollo del muro di Berlino del 1989 si è fatto passare il messaggio nel mondo che il Comunismo era stato sconfitto per sempre. Invece, era crollato soltanto l'impero virtuale socialista sovietico che Gorbaciov aveva svenduto per una visione del socialismo connivente col Capitalismo mondiale.Eltsin ha poi finito di completare l'opera portando la criminalità al potere di quello che era rimasto l'ex impero. Le domande che l'associazione MARX 21 dovrebbe porsi immediatamente sono:Gli studi e gli enunciati di Karl Marx di critica al Capitale, sono stati mai applicati nell'organizzazione di una società, al di là del tentativo transitorio della " dittatura del proletariato ", diventata proprio nell'URSS dittaura di Stato di una oligarchia ( Stalin e soci ) in nome del Socialismo?? E' ancora possibile pensare ad una società di eguali senza che milioni di esseri umani muoiano ancora di fame?? Come si può combattere l'odierno Bonapartismo mediatico non avendo nè i mezzi e nè le capacità organizzativa per convincere i nostri concittadini che i soldi del leader sono frutto di rapporti mafiosi??? e che tutto quello che si vede in televisione è soltanto virtuale ai soli benefici del venditore di fumo??
 2 Scritto da Antonio, il 21-12-2009 08:22
Creare un'associazione del genere è meritorio se ha un profilo di lungo periodo e non è strumentale al disegno di riunificare i comunisti (PdCI e PRC): in questo caso sarebbe destinata in poco tempo al fallimento, come è successo a noi nel piccolo che giusto due anni fa creammo nella nostra provincia un'associazione simile. Secondo me i due piani non vanno confusi: quello politico e quello culturale-ideologico. Capisco Diliberto ma il segretario dovrebbe capire che è proprio lui ad avere in mano le carte per accelerare il processo di unità comunista. Il PdCI dovrebbe decidere di fare quello che a suo tempo fece Democrazia Proletaria: un congresso di scioglimento invitando iscritti e militanti ad entrare nel PRC. Ovviamente si tratterebbe di uno scioglimento concordato con il PRC che quantomento dovrebbe garantire un'accoglienza fraterna, cooptando nei suoi organismi quello che è cooptabile. Che ne pensate?
 3 Scritto da Mimmo, il 21-12-2009 10:12
Sono in parte daccordo con quanto scritto da Antonio. Dico in parte perchè credo che confluire in uno dei due partiti sia una mossa perdente sotto il profilo dell'immagine e quello politico e sarebbe inoltre un'ammissione d'errore della scissione. Vanno, invece, sciolti i due partiti per farne uno solo e al cui interno ci siamo componenti del terzo partito, che è quello dei comunisti senza partito, altrimenti il rischio è solo la sommatoria di debolezze, che altro non produce che una più ampia debolezza. 
Ragioniamo anche su questo.

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