Il 19 dicembre la presentazione della nuova associazione politica e culturale intitolata al filosofo di Treviri. Marx 21°”nasce per indagare la società e per far riemergere la centralità del lavoro umano oggi negata ma decisiva. Il Pci è stato protagonista della politica e della cultura italiana, senza mai abbandonare l’impronta di classe.di Paola Pellegrini
Nella tradizione dei comunisti l’organizzazione della cultura è un tema centrale. In Italia, da Gramsci in poi, la sua lezione ci ha insegnato a non separare mai politica, economia, bisogni sociali e sovrastrutture culturali. Parliamo di Gramsci, per il ruolo che la sua opera ha via via assunto nello sviluppo civile e culturale della società italiana del secondo dopoguerra, senza dimenticare che l’intera storia del movimento operaio nel mondo può leggersi nel fiume ininterrotto del lavoro intellettuale, di studio e di ricerca di quei veri e propri giganti del pensiero scientifico moderno che sono stati fondatori e animatori del socialismo prima ottocentesco poi novecentesco.
Grandi studiosi e al tempo stesso dirigenti delle lotte sociali dei lavoratori, protagonisti dell’organizzazione dei partiti socialisti e poi comunisti, instancabili costruttori della democrazia e dell’emancipazione delle classi subalterne. Da tempo, quell’idea e quella storia politica sembrano in una crisi irreversibile.
Viviamo oggi in un paese che ha vissuto negli ultimi decenni una soffocante stagnazione economica e produttiva, una crisi culturale e civile senza precedenti, nell’intreccio sempre più acuto tra antiche questioni sociali mai risolte e nuove gravi emergenze: nuovi squilibri territoriali, nuovi fenomeni di esclusione e subalternità nel lavoro, nella formazione, nell’accesso a beni comuni, mentre le disuguaglianze nella distribuzione della ricchezza è diventata abissale.
E’ nella consapevolezza di questi temi, delle domande che da questi discendono e dall’urgenza di ritrovare risposte adeguate che nasce questa nostra impresa, questa Associazione politica e culturale che fin dal suo nome, vuole indicare una missione e un compito: rilanciare la funzione democratica e civilizzatrice che storicamente il pensiero marxista, il movimento comunista e più in generale la sinistra hanno svolto nel nostro paese.
Oggi quell’impegno va ripreso da forze sociali, politiche ed intellettuali decise a misurarsi, prima di tutto sul piano della battaglia delle idee, contro quella che giudichiamo la distruzione dell’idea stessa di società, destinata a deperire se non sarà capace di promuovere una nuova forma di convivenza tra gli uomini fondata sull’eguaglianza e la giustizia sociale.
L’associazione Marx 21° nasce per indagare questa società sul piano storico ed economico, politico e giuridico, filosofico e culturale e indicarne un’altra, quella società socialista che è ancora il nostro obbiettivo. Vogliamo far riemergere la centralità del lavoro umano, oggi negata ma sempre più decisiva nell’espansione globale del mercato capitalistico.
L’associazione Marx 21° si pone statutariamente lo scopo di produrre elaborazioni, studi e programmi che, sul piano teorico e culturale, costituiscano le basi dell’unità delle forze che si richiamano al marxismo e al comunismo.
La crisi dei partiti comunisti e della sinistra in Italia affonda le sue ragioni, oltre che negli sconvolgimenti successivi all’89, anche in una scissione tra la teoria e la prassi politica che ha la sottovalutazione e l’abbandono sia del pensiero di Marx sia di gran parte del patrimonio e delle successive acquisizioni teoriche e politiche del socialismo e del comunismo.
L’Italia è stato uno dei paesi occidentali in cui più grande è stata la forza della cultura marxista e del movimento comunista. Per decenni il Pci e la cultura marxista sono stati protagonisti della politica e della cultura italiana, senza mai abbandonare l’impronta di classe e l’ispirazione unitaria. Con l’89 si è consolidata un’ideologia e una pratica di liquidazione della nostra storia e del nostro patrimonio politico e ideale, con la miope convinzione che senza quell’eredità fosse d’intralcio al progresso del paese.
Noi pensiamo invece che si sia aperta una ferita, mai rimarginata, alla democrazia, aprendo la strada ad un pauroso attacco reazionario ai lavoratori e alle classi subalterne, ai fondamenti della Costituzione, mentre la riorganizzazione economica e industriale del sistema capitalistico, sotto l’egemonia liberista e antioperaia, avviene con una progressiva liquidazione dello stato sociale e di ogni diritto del lavoro.
La stessa democrazia politica è in pericolo, con l’affermarsi di una peculiare forma di bonapartismo, oggi fondato sulla concentrazione nelle mani leader di un potere politico, economico e multimediale senza precedenti. Nel Paese è venuta a mancare la forza di una grande comunità di uomini e donne educati alla lotta democratica e ai grandi ideali di giustizia, solidarietà e uguaglianza.
La federazione della sinistra, cui abbiamo dato vita insieme ai compagni del Prc, di Socialismo 2000 e di lavoro e Solidarietà è per noi comunisti una scelta politica fondamentale e ineludibile, per quella unità a sinistra senza la quale saremmo tutti destinati alla marginalità sociale e politica. Un progetto strategico, un cammino comune. All’interno del quale continuare però a coltivare l’idea di un partito comunista necessario non a noi ma ai lavoratori e alla democrazia italiana.
Commenti (3)
Scrivi Commento
Si prega di inserire commenti riguardanti l'articolo.
Commenti ritenuti offensivi verranno eliminati.
E' severamente vietato qualsiasi tipo di spam. Cose del genere verranno cancellate.
Assicurati di aggiornare(refresh) la pagina per visualizzare un nuovo codice.
Ovviamente questo accade se hai inserito il codice errato.