In Italia è in atto una sorta di selezione naturale che funziona al contrario. E questa purtroppo la rovina dell’Italia dei “meriti”. di Ketty Bertuccelli
E’ una malattia vecchia come il mondo e quasi tutti conosciamo qualcuno che ne è stato colpito, quasi tutti conosciamo qualcuno che è riuscito a ottenere “qualcosa” grazie a un cognome importante o all’aiuto di un amico che diventa "santo in paradiso". Si tratta del virus “perfavore”.
Di forma quasi simile alla sanguisuga si muove ed agisce con la sua stessa voracità provocando la morte intellettuale dei colpiti rendendoli zerbini. Il contagio è inevitabile, ma, per fortuna, ha già varcato i limiti della sopportabilità degli immunizzati. La sua incubazione ha tempi lunghi. Difficile da isolare, anzi, più lo si conosce più si espande. Gli untori? Altolocati e potenti che lo veicolano per mezzo di mezzecartucce a loro volta già contagiati.
Un vescovo, un ministro, un assessore, un imprenditore il capo di questa o di quella azienda non ha importanza; l’importante è che Tizio faccia un favore a Caio magari in cambio di qualche consenso elettorale o con scambio di favore e di potere. Nel frattempo i tanti, molti, Semproni vanno qui e lì a supplicare il conoscente influente di turno. Come un cancro dai tentacoli infiniti il “perfavore” gira in Italia già dai primi anni Sessanta; allora i posti chiave, dell’amministrazione pubblica venivano distribuiti a sfaccendati trombati alle elezioni o a figli sciocchi di padri ottusi dalle cariche fondamentali a quelle simboliche.
La vecchia Democrazia Cristiana ha riempito tutte le cariche disponibili e quando anche gli ultimi poggiapiedi erano terminati decise di crearne dei nuovi inventando enti e associazioni inutili giusto per non scontentare nessuno. Il nostro Paese è ormai impregnato dal ”perfavore”. Ne siamo tutti vittime, in fondo meglio assumere qualcuno che si conosce più tosto che... uno sconosciuto; il limite tra segnalazione e raccomandazione diventa sempre più sottile e di difficile identificazione man mano che ne veniamo coinvolti.
L’Italia delle “agenzie di collocamento” fatte di conoscenze, parentele, amicizie e favoritismi riesce ad espandersi più che può, gli altri si arrangino. Chi non ricorda l’albero di cognomi illustri che infestava con la cadenza di un rosario l’università di Bari, presa d’assedio da Annozero? O quella di Messina fatta oggetto di discussione nella Procura e dalle maggiori testate d’informazione nazionali? Chi non se la ricorda la telefonata della moglie di Mastella? "Dovete metterci un'ostetrica Udeur". Tutto a scapito di chi magari è un bravo medico ma non è “tesserato udeur”. In Italia è in atto una sorta di selezione naturale che funziona al contrario.
E questa purtroppo la rovina dell’Italia dei “meriti”. Non lo dico per fare falso buonismo o moralismo è solo una questione di ciò che ritorna al cittadino. E’ sgradevole sapere che una persona qualificata e meritevole in una determinata occasione viene messa da parte a favore di un’altra solo perché si è il "figlio di" o "l'amico di” ed è ancora più ma è ancora più insopportabile una dirigenza inadeguata e incapace e, chiaramente “prediletta” crea disordine e ci schiavizza ogni giorno.
In Italia si assiste continuamente all’espandersi del virus soprattutto nella pubblica amministrazione attraverso i suoi politici e amministratori persino nel fare la cosa più elementare e civile di questo mondo: la fila d’attesa. Si rivolge lo sguardo fuori dalla portata naturale cercando il conoscente, la mezzacartuccia asservita all’untore pur di essere “scaltri” e magari poterlo raccontare con vanità al fine di mettere a conoscenza gli altri dei privilegi acquisiti e, così, appagare l’ego.
Mi fa sorridere malamente quest’Italia il cui virus sembra impossibile da estirpare. Mi fa sorridere un Italia spavalda che spera di essere garantita da un governo dove i ministri, alcuni, sono stati nominati per meriti di letto (in questo caso c’è anche una variante del virus “perfavore”, quello “perfavorita”, che trae origini dal sultanato) o sono dipendenti del presidente del consiglio, primo untore. Quanti ministri hanno avuto, o hanno attualmente, una stretta relazione lavorativa o comunque di attinenza col vertice istituzionale?
Sembra proprio che nessuno in questo paese riesca a compiere un passo senza il tocco della “mano divina”.
Chi va avanti grazie ad amicizia e conoscenze avrà pure una coscienza, un grillo parlante, che non li fa dormire la notte ma, forse sono solo un’ingenua e loro dormendo beati sognano che nessuno li superi in fila alla posta mentre aspettano di inviare una raccomandata.
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