Vendola e Fava annunceranno venerdì l'associazione "Per la sinistra". A dicembre il partito.
giovedì 06 novembre 2008
Nasce “La Sinistra”, il soggetto politico di una sinistra ripulita da aggettivi e simboli scomodi. Grassi, «il Prc non ha deciso di sciogliersi. La minoranza va al superamento di Rifondazione».
Autori e protagonisti della nuova formazione, la minoranza vendoliana di Rifondazione comunista e Sinistra democratica, forse anche i Verdi. L’annuncio ufficiale è previsto per il prossimo venerdì quando il governatore pugliese e il leader Sd presenteranno l’associazione “Per la sinistra”. Il tutto in attesa dell’atto costitutivo vero e proprio, per il quale bisogna attendere il prossimo 13 dicembre.
L’obiettivo dichiarato è diventare la sinistra del Pd, con il quale naturalmente stringere un’alleanza, prima di tutto elettorale e poi programmatica, di ferro. La corrente vendoliana uscita sconfitta, nella sua opzione arcobaleno, dalle elezioni in aprile e poi messa in minoranza nel Congresso del Prc dello scorso luglio, si è decisa ad intraprendere la strada della sinistra moderna, pluralista e soprattutto non comunista.
A fronte di una Rifondazione comunista che, col suo segretario Ferrero, si dice disponibile ed aperta al dialogo con i compagni del Pdci. In un’intervista al Manifesto Claudio Grassi, responsabile organizzazione Prc, si definisce molto contento, riferendosi alle proposte avanzate da Oliviero Diliberto, se dopo dieci anni «mi dice che le ragioni della scissione sono superate». Parole di un’indiscussa apertura verso i Comunisti italiani, e forse già di una strategia comune da mettere in pratica alle Europee in nome del loro comune denominatore: l’essere comunisti.
Ma con la scissione in Rifondazione si apre la questione del patrimonio - anche immobiliare - del partito, di cui il nuovo soggetto politico in formazione rivendica il 47%, percentuale che corrisponderebbe ai voti dei delegati presi al Congresso e, chissà, se riconfermati nel dopo rottura. Sempre Grassi manda a dire che il Prc «c’era, c’è e ci sarà. Chi se ne va, va via a mani vuote, e i vendoliani rispondono minacciando l’occupazione delle sedi intestate al partito. Una battaglia, questa, che si giocherà sui territori.
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