“Colpirne uno per educarne cento”, Mao dixit. E Brunetta riprese.
No, non avete letto male. Renato Brunetta, neo ministro della Funzione Pubblica, per spiegare il giro di vite sui dipendenti statali utilizza proprio questa espressione, perché, riferendosi al problema dei “fannulloni” nella pubblica amministrazione, dice che “chi non lavora non deve mangiare”.
E per l’attuazione di questi semplici propositi chiama a raccolta nient’altro che i suoi “amici”, Nicola Rossi e Pietro Ichino, senatori del PD.
Infatti, dato che questa legislatura è iniziata sulla scia del “volemose bene”, tanto vale iniziare il dialogo parlando di licenziamenti. Un tema che, almeno all’apparenza, mette tutti d’accordo.
Il tema dei “fannulloni” nella pubblica amministrazione è delicato, non lo nascondiamo. Ma proprio in virtù di questa complessità crediamo che non si possa procedere per slogan, e che solo attraverso una seria valutazione del problema si possano trovare soluzioni condivise, senza dover ricorrere a tecniche che porterebbero si, forse, ad una maggiore produttività, ma anche ad una forma di organizzazione del lavoro basata sulla paura di essere licenziati.
La “cordata bipartisan” contro i dipendenti statali viene da lontano, ed iniziò proprio ad opera di Ichino, “amico” di Brunetta. Ciò che il ministro sta facendo non è altro che il normale sviluppo delle dichiarazioni dell’oggi senatore del PD.
Pensiamo che la produttività negli apparati della pubblica amministrazione aumenti anzitutto pensando ai lavoratori; da qui, forse, abbiamo l’ardire di affermare che il ministro dovrebbe mettere all’ordine del giorno della sua agenda il rinnovo dei contratti, che i dipendenti pubblici aspettano da tempo, piuttosto che quello dei licenziamenti.
E pensiamo pure che le generalizzazioni siano sempre pericolose, poiché, nel pubblico, ci sono anche lavoratori, la maggioranza, che fanno il proprio dovere nonostante non vedano valorizzato adeguatamente il loro lavoro.
Ed altri ancora che lavorano anche più di quanto prevedano i loro contratti. Stiamo parlando, naturalmente, della massa dei lavoratori atipici del pubblico impiego, che “in forze”, per lo più, con contratti a progetto, si ritrovano a svolgere il lavoro di qualunque impiegato, nonostante non possano godere degli stessi diritti e retribuzioni economiche.
Se si analizzassero questi problemi, rinnovi contrattuali e lavoro atipico, cercando soluzioni concrete, la produttività della pubblica amministrazione aumenterebbe. Il che non significa non “punire” chi non fa il proprio lavoro, ma cercare di affrontare un problema partendo dalla base, e non dalla coda, in questo caso i licenziamenti, come vorrebbe il ministro.
E se anche Renata Polverini, segretario dell’Ugl, che proprio una bolscevica non è, asserisce che il problema dell’efficienza della macchina statale non si risolve lanciando crociate contro i lavoratori, forse è proprio il caso che il ministro Brunetta faccia un passo indietro.
Purtroppo, crediamo che così non sarà.
Elisa Mariotti, Responsabile Nazionale Lavoro Federazione Giovanile Comunisti Italiani
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