Con l’inizio dell’anno accademico ecco i primi effetti dei tagli all’istruzione pubblica: meno professori, aule fatiscenti, scarsa qualità della didattica. E alla facoltà di giurisprudenza della sapienza esplode la protesta. di Michele Trotta
Troppa gente in aula, stop alle lezioni. E’ successo ieri mattina alla Sapienza presso la facoltà di giurisprudenza dove da tempo gli studenti lamentano la carenza di aule e una serie inaccettabile di disservizi palesatesi dall’inizio dell’anno accademico ad oggi. Già due settimane fa, quando erano cominciate le lezioni, la situazione si era immediatamente presentata con le sue criticità. 600 studenti costretti in aule da 350 posti, orari impossibili ed aule distanti l’una dall’altra. Che non si potesse continuare in queste condizioni lo si era già capito quando il docente ordinario di diritto penale, il professor Fiorella, aveva dovuto smistare gli studenti in due aule adiacenti e ripetere due volte la stessa lezione. Ieri mattina poi, ciò che tutti oramai si aspettavano: – l’aula è troppo piena, non ci sono le condizioni di sicurezza necessarie per svolgere la lezione – queste le parole con cui una responsabile della sicurezza ha accompagnato gli studenti fuori dalla struttura. In seguito la rabbia degli studenti – E’ inaccettabile, visti i sacrifici che compiamo per pagare le tasse, essere costretti a sopportare tali disagi. Oggi è stato negato il diritto allo studio che l’università pubblica dovrebbe tutelare – queste le parole di una ragazza. Vessati per l’ennesima volta a causa delle inadempienze subite, gli studenti hanno portato quindi la loro protesta sotto il rettorato per un confronto serrato con il rettore Frati. – Esiste la piena autonomia dei dipartimenti. Perciò non è di responsabilità del rettorato il corretto svolgimento delle lezioni, bensì dovete prendervela con il vostro preside il quale dispone di tutti gli strumenti necessari affinché tutto funzioni – queste sono state le sue ragioni. Parole che non hanno placato la protesta: dinanzi all’evidenza di avere a che fare con l’ennesimo scaricabarile fra professori gli studenti si sono riuniti in assemblea all’interno della facoltà dove sono state evidenziate le criticità e concordate alcune proposte. Molte sono le problematiche riscontrate: prima fra tutte il sovraffollamento. Da due anni ormai sono state chiuse per lavori le tre maggiori aule di cui la facoltà di giurisprudenza disponeva. Ciò a causa della cantierizzazione dell’intero stabile in cui esse sono situate il cui progetto di sopraelevazione va avanti ormai dai primi anni ’90; da allora la mancanza di fondi e un terribile incidente mortale ne hanno segnato la storia impedendone di fatto la realizzazione e causando il “dirottamento” delle lezioni destinate alle matricole presso un fatiscente edificio di via dello scalo di San Lorenzo. Come se non bastasse alle carenze strutturali si sono affiancati nel 2008 i tagli della 133 e la riforma Gelmini che hanno inevitabilmente causato delle ripercussioni sulla capacità dell’ateneo di garantire il corretto svolgimento dell’anno accademico. Così, come effetto del blocco del turn over, ai pensionamenti non sono corrisposte altrettante assunzioni e degli 80 professori del campo giuridico ne sono rimasti 40 molti dei quali insegnano tutt’oggi gratuitamente avendo già superato i limiti di anzianità. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: se fino a qualche anno fa gli studenti venivano divisi in 3 o 4 canali di insegnamento, ciascuno dei quali assegnato a un titolare ordinario di cattedra, oggi per una materia importante come diritto penale è previsto, ad esempio, un solo docente. - E la situazione può solo peggiorare. Se si pensa che il prossimo anno a rimanere in servizio saremo solo in 24, il rischio è che la facoltà di giurisprudenza chiuda – denuncia qualche professore. La mobilitazione è proseguita poi per tutto il pomeriggio quando non sono mancati momenti di tensione che hanno visto contrapporsi ancora una volta il corpo studentesco e lo stesso rettore Frati, reo di aver chiuso i cancelli nel momento in cui questi avrebbero voluto formulargli alcune proposte per risolvere l’emergenza nell’immediato. - Chiediamo al rettore di concederci l’agibilità dell’aula magna del rettorato sino alla fine dei lavori di ristrutturazione delle aule più grandi. Pretendiamo una presa di posizione dei docenti contro questa situazione affinché anche loro si prendano la responsabilità di minacciare il blocco della didattica qualora le più elementari norme di sicurezza non vengano ripristinate. Rivendichiamo il nostro diritto allo studio e combatteremo per conquistarci gli spazi dentro l’università che consentano anche di studiare in aule capienti, accoglienti e silenziose – queste alcune delle rivendicazioni degli studenti di giurisprudenza. Mentre Flavio Arzarello, coordinatore nazionale della Fgci annuncia “Così non si può andare avanti. Stiamo pensando ad una mobilitazione permanente capace di restituire la scuola e l’Università agli studenti”. La sensazione è infatti che la situazione vissuta dagli studenti della sapienza sia solo una delle tante emergenze pronte ad esplodere nel mondo dell’istruzione pubblica. Se nei prossimi mesi partirà una nuova mobilitazione nazionale studentesca molto dipenderà dal manifestarsi dei primi evidenti segnali dei tagli subiti dall’intero settore. Una cosa è certa: le politiche neoliberiste hanno inferto un duro colpo all’università pubblica ed il rilancio di una forte e consapevole mobilitazione sarebbe un’occasione irripetibile per la difesa del sapere come bene comune.
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