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Si è conclusa in maniera minimamente decorosa la vicenda Cuffaro. Totò ha deciso di dimettersi facendo un favore a tutti i siciliani onesti che per anni hanno dovuto sopportare, tra capricci amministrativi e cannoli alla ricotta, il vergognoso malgoverno dell’ormai ex Presidente vasa-vasa. Le sue dimissioni sono comunque arrivate non in seguito alle richieste incessanti dei cittadini onesti, del mondo dell’antimafia e del centro sinistra siciliano che ha presentato una mozione di sfiducia (ovviamente respinta!) in seno all’Assemblea Regionale Siciliana, ma solo dopo l’invito caldeggiato dal grande capo Montezemolo e (da indiscrezioni) dopo una lunga chiacchierata con Prodi che gli aveva prospettato l’ipotesi di una rimozione coatta dai pubblici uffici dopo la condanna a 5 anni per favoreggiamento, decisione in merito alla quale l’ultima parola spettava appunto al Presidente del Consiglio dei Ministri, in accordo alla legge 55 del 1990 riguardante nuove disposizioni per la prevenzione della criminalità di tipo mafioso e di altre gravi forme di manifestazione di pericolosità sociale. La liberazione da Cuffaro e dal centrodestra ha avuto dunque luogo, e gravi sono state le reazioni degli apparati di potere che sostenevano il Governatore, che vistisi privati del punto di riferimento in seno al Governo siciliano hanno pensato bene di aggredire alcuni dei manifestanti in festa, tra i quali anche un compagno della Fgci di Bagheria (PA), in seguito alla notizia delle dimissioni di Cuffaro. Per la Sicilia e per l’intero movimento antimafia italiano si apre dunque una nuova stagione, durante la quale si giocherà la possibilità di indicare una strada di definitiva emancipazione dal giogo mafioso per l’intera isola e per tutti i siciliani onesti. E’ necessario dunque mettere in campo una strategia politica che si fondi anzitutto su un rinnovato interesse del mondo politico verso la questione morale, verso la giustizia, intesa non solo dal punto di vista giudiziario, ma anche e soprattutto nell’accezione di giustizia sociale, di sviluppo sano e partecipato, di riscatto attraverso il lavoro, la condivisione, l’inclusione dei deboli e degli ultimi, dei disoccupati, dei precari, degli studenti, dei pensionati in difficoltà, di tutti i piccoli imprenditori onesti che ogni giorno subiscono le “visite” di un uomini che attraverso il pizzo chiedono denaro, ma chiedono anche la fedeltà e la sottomissione al potere delle mafie e delle consorterie. Per essere chiari, in Sicilia è necessaria una vera e propria rivoluzione antimafia. Ma gli attori principali di questa grande spinta democratica dovranno essere proprio i siciliani, ai quali consigliamo di affidarsi ad una candidatura nuova, vincente e pulita come quella promossa in questi giorni da vasti settori della società civile e del movimento antimafia. Il compagno Rosario Crocetta, sindaco di una delle città più grandi della Sicilia, riconfermato alle scorse elezioni con una valanga di consensi, comunista impegnato per anni in una lotta indiscriminata e capillare tutta mirata a disgregare ed abbattere i complicati sistemi di potere sui quali le mafie fondano il loro dominio. Un’esperienza vincente come quella di Crocetta a Gela, replicata in scala superiore a tutta la Sicilia, rappresenterebbe di certo il colpo finale al malaffare, alla corruzione, all’orrida commistione tra mafia e politica che quotidianamente osserviamo in Sicilia e in tutto il meridione d’Italia. Facciamo appello dunque a tutti i cittadini onesti, a tutto il movimento antimafia italiano, affinché la nuova stagione di riscatto democratico in Sicilia porti il nome di Rosario Crocetta, come candidato per il centro sinistra alla Presidenza della Regione Sicilia, e attraverso lui porti le gambe e le braccia delle migliaia di giovani di tutta Italia che in tutti questi anni gli sono stati a fianco, credendo che davvero, in Sicilia come in tutto il mondo, sconfiggere le mafie è un sogno possibile… Stefano Perri, responsabile antimafia Federazione Giovanile Comunisti Italiani
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