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GENOVA SEI ANNI DOPO.... PDF Stampa E-mail
martedì 20 novembre 2007

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Una città con le saracinesche abbassate e un certo sguardo di diffidenza che vedi negli occhi dei cittadini comuni quando a passo svelto ti avvii verso il luogo del concentramento è una città malata. Una città che ancora non ha chiuso conti con il proprio passato, che ricorda "quei giorni lì" come una ferita ancora sanguinante che ha lasciato un solco profondo su tutti, anche su coloro che nel luglio 2001 si erano creduti assolti.

Quando a mezzogiorno i primi manifestanti cominciano ad affluire con gli striscioni arrotolati e le facce tese, molti sono coloro che si domandano se sia finalmente arrivato il momento di chiudere i conti con il passato e di chiedere una volta e per tutte la verità sui pestaggi del G8; tanti sono quelli che sperano che la manifestazione sia partecipata e pacifica, con rabbia ma senza quel sangue che a fiumi scorreva sulle strade e nelle caserme che associarono questa bella città di mare ai giorni bui della Repubblica, ai misteri e alle responsabilità negate.

A sera, dopo aver attraversato i confini di quella che fu la "zona rossa", quando il corteo arriva nei pressi di palazzo ducale, le facce sono distese e rassicurate. Il rapporto con la città è stato ristabilito, quell’oceano di più di 50.000 persone scese in piazza per chiedere l’immediata istituzione della Commissione di inchiesta sui fatti del G8 ha dimostrato di essere un movimento colorato, pacifico ma assolutamente determinato. Genova sempre essere guarita.

Tanti i nomi, le facce e le sigle. Dagli studenti medi – presente anche Resistenza Studentesca, una nuova rete nazionale di studenti medi che ha deciso di debuttare nelle piazze il 17 novembre – ai partiti, dalle molte e contraddittorie anime del movimento ai cittadini comuni. Rifondazione condivide con i comunisti Italiani lo spezzone finale del corteo: una delegazione sparuta, quella del PRC, se si pensa all’investimento che ai tempi fu fatto nelle giornate del Genoa Social Forum. Gli ultras di estrema destra annunciati – e invocati invero da qualche irresponsabile – hanno deciso che non era manifestazione per loro. Questo popolo è in piazza non per sfogarsi al grido di "Boia chi molla", ma per chiedere la verità storica, politica e giudiziaria sulla sospensione dei diritti costituzionale che scientemente in quei giorni qualcuno volle attuare nel nostro paese.

La delegazione della FGCI sfila insieme al partito – grande la partecipazione dei compagni di Torino e del Piemonte sempre attenti a evitare che qualcuno possa mettere in pericolo il nostro spezzone – portando quello striscione che poco più di una settimana fa ha sfilato a Mosca in direzione della piazza rossa per celebrare la rivoluzione d’ottobre. Si tratta di un’altra battaglia che anche i più giovani, che non avevano nemmeno dieci anni nel 2001, sentono di dover portare avanti; una battaglia uguale alle molte che ogni giorno si combattono nelle scuole, nelle università e nei luoghi di lavoro per una società migliore; per un altro mondo, appunto.

Riccardo Messina, Coordinatore Nazionale Fgci




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