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A quaranta anni, tutti i comunisti e non, lo ricordano come l’emblema di intere generazioni di giovani che si sono sempre riconosciuti nei suoi ideali di libertà e giustizia.
 ![]() Il “Che” appare tutt’ora il rivoluzionario incapace di compromessi, per il quale “vale milioni di volte di più la vita di un essere umano che tutte le proprietà dell’uomo più ricco della terra”.
9 ottobre del 1967, a La Higuera in Bolivia, venne assassinato il comandante rivoluzionario Ernesto “Che” Guevara, per mano delle forze repressive boliviane del dittatore locale Barrientos spalleggiate dalle forze speciali nordamericane. In questo modo la dittatura pensava di seppellire, insieme al “Guerrillero Heroico” anche il suo esempio, il suo patrimonio ideale ed il suo insegnamento. I detrattori del Che e in generale delle idee di riscatto liquidano il Comandante Guevara definendolo nel migliore dei casi come un avventuriero, ma il suo insegnamento non è certo schematizzabile in una definizione. Fu uomo di grande cultura e di molteplici interessi, di enorme capacità critica e di assoluta coerenza morale, ed il suo lascito parla della costruzione di un Uomo Nuovo, di una nuova coscienza civile e sociale senza la quale la dimensione rivoluzionaria non si può realizzare. Senza l’acquisizione di nuovi modi di intendere la società, non vi è eguaglianza, né solidarietà che possano tenere. Per il suo portato culturale e teorico che non si limita all’analisi economica o delle tattiche di combattimento, Guevara somiglia molto da vicino al nostro Antonio Gramsci, molto più che a dirigenti rivoluzionari solo teorici o solo combattenti. Per questo, l’iniziativa dei giovani della FGCI, l’organizzazione che riunisce i giovani del PdCI, è quanto mai opportuna, non solo per celebrare degnamente il 40° anniversario dell’omicidio del grande rivoluzionario, senza cedimenti all’iconografia e alla commemorazione scontata dei decennali. Essa è davvero preziosa perché tratta del tema che rende attuale la figura del dirigente assassinato, riportando la riflessione politica ai valori ed alle analisi necessari a costruire una società più giusta e avanzata, sottraendo quella riflessione ai condizionamenti del tatticismo e del personalismo carrieristico che oggi imprigiona e offende la politica. Non vi sono dubbi che, comunque la si pensi, questo metodo è l’unico in grado di ridare un senso alla politica, recuperando valori come lo studio, la partecipazione, l’impegno diretto e responsabile come reale e concreta risposta alla crisi del sistema democratico del nostro e di molti paesi.
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