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LA CRISI ECONOMICA RICADRA' SUI PRECARI !!! PDF Stampa E-mail
mercoledì 03 dicembre 2008
Sample ImageL’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi dalla CGIL: entro fine anno rischiano di perdere il posto di lavoro 400mila precari solo nel settore privato.

Niente di nuovo sotto il sole, verrebbe da dire. Noi lo ripetiamo da tempo: saranno i precari coloro che più di tutti risentiranno degli effetti della crisi. Ancora una volta, a pagare saranno i più deboli.

Saranno tutti quei giovani, e non solo, che non riescono più ad arrivare alla fine del mese. Tutti coloro che, avendo contratti atipici, non godono dei diritti e delle tutele previste dalla costituzione. Tutti coloro che, già oggi, vivono in uno stato perenne di insicurezza, senza poter costruirsi un futuro, senza poter accendere un mutuo per comperarsi una casa, senza poter progettare una famiglia.

“Noi la crisi non la paghiamo”. Questo è lo slogan che ha portato nelle strade e nelle piazze di tutta Italia l’ “onda” degli studenti che si è riversata a protestare contro la riforma Gelmini. E da questo slogan noi vogliamo e dobbiamo partire per dire a gran voce che a pagare per la crisi, per le scelte sciagurate che, inevitabilemnte, non potevano che portare il paese allo stato in cui versa, non possono essere ancora una volta coloro che, sino ad oggi, hanno portato sulle loro spalle le conseguenze di questo stato di cose.

I giovani prima di tutto. I giovani studenti, i giovani lavoratori, i giovani precari. Quei giovani che, secondo Berlusconi, si fanno influenzare dall’atteggiamento pessimista dell’opposizione (quale?) e della televisione.

A Berlusconi vorremmo dire che non c’è bisogno della tv e della stampa per diffondere pessimismo. Perché quando non si arriva alla fine del mese, quando si vede il proprio figlio “saltare” da un lavoro all’altro, quando ogni giorno contiamo un morto o un ferito in più nei luoghi di lavoro, allora non c’è posto per l’ottimismo.

Non si può parlare, come fa il presidente del consiglio, di “atteggiamento dei consumatori”, perché non si hanno più le risorse per “consumare”. Invece di dire certe cose cerchi di indirizzare le risorse che il governo ha stanziato per la detassazione degli straordinari a sostegno di tutte quelle persone senza tutele e senza ammortizzatori sociali che non vivono in maniera dignitosa e sicura. Purtroppo sappiamo già che così non sarà.

Noi però dobbiamo continuare a protestare, dobbiamo batterci affinché il tema del lavoro e della precarietà torni ad essere prioritario nell’agenda politica. L’abbiamo fatto con le primarie della precarietà venerdì scorso, che hanno registrato un gran successo ed hanno raggiunto il loro scopo, quello di dimostrare che si deve far politica parlando dei giovani e dei loro problemi, e non di nomi e ruoli. Continueremo a farlo con la campagna “Nonmenodi8”, che partirà a breve, con la quale lanceremo la proposta di legge di iniziativa popolare per l’istituzione del Salario Minimo Orario Garantito, uno strumento che noi riteniamo possa rappresentare un primo passo per permettere a tutti i lavoratori di avere un salario dignitoso che consenta loro di arrivare con tranquillità alla fine del mese.

Queste sono le nostre battaglie. Studenti e lavoratori insieme per chiedere una società più giusta, una società in cui a pagare non siano sempre gli stessi.




  Commenti (1)
 1 Salario Minimo ottima iniazitiva
Scritto da Giovanni Denaro, il 04-12-2008 13:23
I posti precari a rischio in realtà sono più di 4500000. Avete letto bene!!! Questo è il numero di precari in Italia che non può accedere nemmeno alla cassa integrazione in caso di mancato rinnovo del contratto: da questo punto di vista l'Italia è più disumana degli USA. Il capitalismo italiano così come è destinato a crollare se ciò non accadrà con questa crisi, sarà con la prossima crisi quando i precari senza diritti saranno il doppio. Queste sono le ragioni del mio pessimismo sull'Italia e sulla crisi economica in corso. L'iniziativa sul salario minimo và nella giusta direzione e và studiata con attenzione non solo dalle forze politiche comuniste.

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