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Liberazione (giornale comunista???): revisionismo anche su Lenin! PDF Stampa E-mail
domenica 11 novembre 2007

 Di rientro da Mosca, per le celebrazioni del novantesimo anniversario dell’Ottobre,...

abbiamo avidamente guardato le rassegne stampa curiosi di leggere i commenti sull’avvenimento ridendo per i consueti sproloqui dei quotidiani "liberalberlusconiani" e per lo sguardo distaccato dei "veltrodemocratici". Poi lo sguardo è caduto sul giornale di Rifondazione Comunista e sugli articoli relativi all’Ottobre, tra questi un titolo ha immediatamente catturato la nostra attenzione: "la depressione di Vladimir Il’ich" di Franco Berardi Bifo.

In esso si arriva dire che sarebbe stato molto meglio per il movimento operaio se Lenin non fosse mai esistito, e invita a domandarsi se veramente la scelta giusta fosse quella dei bolscevichi e non quella di Martov e dei "bianchi". La prima reazione è stata allibita, poi l’occhio è caduto sulla "solita" Nocioni che ci spiega come in realtà la riforma costituzionale voluta da Chavez sia un colpo di Stato. A distanza di qualche pagina, prima si cercava di demolire la rivoluzione d’ottobre poi quella bolivariana. Forse oltre al ‘900 dovremmo abbandonare anche il socialismo del XXI secolo del continente latino americano? Ad ogni modo la domanda posta, anche se si spera sia solo una provocazione, da Bifo merita una risposta. Il XX secolo sarebbe davvero stato migliore senza Lenin, il leninismo e l’URSS? Pensiamo di NO! Il nostro non è, però, un diniego ideologico fondato solo su una mera difesa della propria storia. Al contrario, pensiamo che la scelta della presa del Palazzo d’Inverno non solo sia stata giusta, ma anche l’unica possibile per consentire alle masse dei lavoratori, operai e contadini, di irrompere con rinnovato vigore nella Storia, ai soldati di potere obiettare la guerra ottenendo la pace, all’uomo per dimostrare che lo sfruttamento e il capitalismo non sono l’unica realtà possibile. Noi non riteniamo possibile in alcun modo costruire il socialismo del XXI secolo senza Lenin perché come ci hanno ricordato i compagni della gioventù comunista russa il leninismo non è un dogma è uno strumento per comprendere la realtà e quindi come tale va continuamente aggiornato nella realtà in cui si vive. Sinceramente, poi, dipingere l’intelligenza di Vladimir Il’ich e la sua tenace determinazione nel dimostrare come il capitale generi solo barbarie e guerra, figlie della depressione sembra degno del peggior TG2 di Mazza piuttosto del giornale di un partito comunista. Per chi è comunista, oggi come ieri e domani, Lenin sarà e resterà punto di riferimento perché simbolo di una vittoria tangibile degli ultimi sui padroni e perché pensatore in grado di dare strumenti di interpretazione delle contraddizioni che capitalismo e neo liberismo generano nel mondo primo fra tutti il concetto di imperialismo. Ai compagni che pensano di non avere una storia cui fare riferimento per costruire il proprio orizzonte politico auguriamo di uscire in fretta dal guado, noi preferiamo guardare al futuro sapendo da dove veniamo e sapendo cosa vogliamo: il socialismo del XXI secolo.

 

Otello Marilli, Responsabile Esteri FGCI

 

 L'ARTICOLO VERGOGNOSO APPARSO SU LIBERAZIONE

 La depressione di Vladimir Il’ich di Franco Berardi Bifo

Il XXI secolo sarebbe stato migliore senza di lui, soprattutto la sua conclusione.
Vi prego di domandarvi sinceramente, a proposito del 1917: ebbe ragione Lenin a precipitare la crisi russa per realizzare la sua rivoluzione contro Das Kapital, oppure avevano ragione Martov e gli altri menscevichi a respingere il soggettivismo di quella rottura? Dal punto di vista della storia del movimento operaio novecentesco, dal punto di vista dell’autonomia strategica della società dal capitale, sono convinto che il ventesimo secolo sarebbe stato un secolo migliore se Lenin non fosse esistito. Soprattutto migliore sarebbe stata la sua conclusione e la sua eredità. Dal punto di vista intellettuale e umano, c’è una distanza abissale tra Lenin e il suo successore, ciononostante occorre riconoscere la tragedia totalitaria dell’epoca staliniana è conseguenza lineare del culto paranoico del partito elevato da Lenin a incarnazione del logico destino della Storia. Lenin ha modellato la storia politica del Novecento (non solo la storia del movimento operaio, ma  della forma-Stato in generale). Non avrebbe potuto farlo se la sua visione della politica non avesse interpretato una corrente profonda della psichismo maschile moderno. Il narcisismo maschile si scontra con la potenza infinita del Capitale e ne esce frastornato, umiliato, fino alla depressione. A mio parere la depressione di Lenin è un tema centrale per comprendere la sua parabola esistenziale, ma anche per comprendere il ruolo che ha potuto svolgere nella formazione della politica tardo-moderna. E’ Lenin come uomo, e come maschio, che occorre analizzare se vogliamo ripensare la soggettività comunista novecentesca. Per liberarcene forse, o per rifondarla non so.Ho letto Lenin, (1998, Fayard, Paris), la biografia scritta da Hélène Carrère D’Encausse, una studiosa di origine georgiana autrice fra l’altro del libro L’empire en miettes che a metà degli anni ’80 anticipò il collasso dell’impero sovietico attribuendone la causa all’insorgenza integralista islamica.  Quel che mi ha interessato di questo libro non è tanto la storia dell’azione politica di Lenin, ma la vita personale, il fragile equilibrio psichico, il rapporto affettuoso e intellettuale con le donne della sua vita. La madre, la sorella, e la Krupskaia, naturalmente, la compagna e moglie che si occupava di lui proprio nei momenti di crisi psichica acuta. E infine Ines Armand, il perturbante, l’uneimlich, che Lenin decide di neutralizzare, rimuovere. Come la musica, sembra. Il quadro psichico che descrive l’autrice del libro è di tipo depressivo, ma quel che mi interessa sottolineare è il fatto che le crisi depressive più acute coincidono con le svolte politiche decisive impresse da Lenin al movimento rivoluzionario.Dice Carrère D’Encausse: “Lenin metteva in tutto ciò che faceva una tenacia e una concentrazione assolutamente eccezionale: questa costanza in ogni sforzo che giudicava necessario gli conferiva una grande superiorità su coloro che lo circondavano… a più riprese questa caratteristica del suo carattere ebbe però anche degli effetti nefasti. Gli sforzi troppo intensi lo spossavano, logorando un sistema nervoso senza dubbio fragile. La prima crisi risale al 1902…” (ed it. pag. 78) Sono gli anni della svolta bolscevica, gli anni del “Che fare?”. La Krupskaia ha un ruolo essenziale, nelle crisi del compagno, interviene per filtrare i suoi rapporti con il resto del mondo, per provvedere alle terapie, all’isolamento, alla clinica svizzera o finlandese. Dalla crisi nel 1902 Lenin esce scrivendo il Che Fare?, impegnandosi nella costruzione di un “nucleo d’acciaio”, un blocco di volontà capace di “rompere” l’anello debole della catena. Una crisi nel 1914, quando matura la rottura internazionale del movimento comunista dalla Seconda internazionale, e Lenin afferma che il proletariato non ha nazione. La terza crisi nella primavera del 1917, quando la Krupskaia trova un rifugio sicuro in Finlandia. Lì nascono le Tesi di aprile, lì nasce la decisione di imporre la volontà sull’intelligenza, di imporre una rottura che non rispetta la dinamica profonda della lotta di classe, ma le impone un disegno esterno. Perché l’intelligenza  è depressiva, e la volontà è la sola cura che permetta di ignorare l’abisso. Ignorare, non togliere. L’abisso rimane, e gli anni successivi lo scoperchieranno, e il secolo intero ventesimo ci finisce dentro.
A prescindere dalla qualità politica delle scelte fondamentali compiute da Lenin, alcune delle quali si sono rivelate catastrofiche nella storia del ‘900, mentre quella del 1914 rimane a mio parere una lezione attualissima, quel che mi sembra importante è l’incapacità maschile di accettare la depressione, di elaborare la depressione dall’interno. Qui sta  la radice del volontarismo soggettivista rivoluzionario che ha prodotto lo scacco dell’autonomia sociale nel corso del Novecento.
Le scelte intellettuali del leninismo sono state così potenti perché hanno saputo interpretare l’ossessione volontaristica del maschio di fronte alla depressione. La concezione leninista del partito (che nasce proprio nel corso della prima crisi acuta) contiene un’idea paranoica di purezza, che risente del nucleo filosofico del cristianesimo ortodosso. Lenin non ebbe mai propensioni religiose, ma nell’ambiente dell’intelligentzia di fine ottocento l’influsso dell’ortodossia è importante. In apertura del suo “Che fare?” Lenin cita una lettera di Lassalle in cui si dice che “epurandosi il partito si rafforza”.L’idea dell’epurazione non va banalizzata. Presuppone una purezza da restaurare. “La classe operaia è in grado di elaborare solo una coscienza sindacale, ma non giunge a considerarsi in alternativa a tutto il sistema, lotta sì contro il capitale ma sentendovisi legata.”Questa impurità della classe operaia va superata, attraverso l’epurazione, perché la società si adegui infine alla sua pura idea. E solo un partito che sia portatore del Verbo, e non aggregato carnale di corpi sociali impuri, può essere il portatore di questo superamento, di questa rivoluzione.La storia reale dell’autonomia operaia nel corso del Novecento non ha avuto nulla a che fare con questa purezza. E’ stata piuttosto rifiuto e motore dinamico, si è posta fuori dalla logica del capitale senza interrompere il rapporto con l’innovazione che il capitale subisce e agisce. L’autonomia presuppone una elaborazione “morbida” della depressione, la disponibilità ad accettare la propria finitezza, l’impotenza a cambiare demiurgicamente il mondo, la necessità di confrontarsi col capitalismo rifiutando di subirne il dominio, ma sfruttandone la capacità  innovativa.La rifondazione del mondo, l’abolizione dialettica è un falso storico. L’abolizione non si è mai data nella storia. Ci sono stratificazioni, ritorni, risacche, convivenze, estraneità. Ma non abolizioni. E l’idea di purezza, l’imposizione della volontà sull’intelligenza (depressiva) non può che preparare il collasso




  Commenti (1)
 1 circa l'articolo apparso su liberazione
Scritto da robertoeffe, il 08-11-2008 17:42
potreste indicare in quale data è apparso 
l'articolo che voi avete qui segnalato? 
a che pagina si trova? 
 
grazie.

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