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Pochi giorni fa Cosa Nostra ha subito l’ennesimo durissimo colpo da parte delle Istituzioni statali. Sono stati infatti arrestati a Palermo il boss di Cosa Nostra Salvatore Lo Piccolo, 65 anni di cui 25 di latitanza, suo figlio Sandro di 32 anni, latitante da 7, Gaspare Pulizzi e Andrea Adamo, rispettivamente indicati come "reggenti" dei quartieri di Brancaccio e di Carini. Arresti eccellenti, che sostanzialmente isolano l’altro big della mafia siciliana, il boss Metteo Messina Denaro, latitante dal 1993. Una sostanziosa parte della società civile ha accolto con estremo entusiasmo l’avvenimento, segno che l’antimafia siciliana ha iniziato ormai da tempo a fare breccia nell’opinione pubblica. La bilancia si sta lentamente ma inesorabilmente spostando verso un sentire comune che vede nelle mafie un nemico da abbattere e non un compare al quale rivolgersi. Esiste ancora una tendenza collaborazionista da parte dei cittadini nei confronti delle cosche, quella dell’omertà e del menefreghismo, ma in molte zone sta diventando fortemente minoritaria e spesso è considerata retrograda e vigliacca. Un ottimo risultato, ancora non completamente perseguito, ma che possiamo registrare come una novità positiva sul piano della cultura dell’antimafia. Il duro colpo inferto a Cosa Nostra ci rivela che un’azione importante di tipo repressivo nei confronti delle mafie è possibile. Negli ultimi due anni è importante ricordare gli 84 arrestati affiliati al clan di Lo Piccolo, l’arresto di Bernardo Provenzano, il boss dei boss, i 32 arresti del clan Santapaola, l’arresto di Giuseppe Morabito e Gregorio Bellocco in provincia di Reggio Calabria, dei Pastore e dei Pistillo ad Andria, di Tommaso Cannella a Palermo, dei Vottari di San Luca, dei 200 affiliati ai clan Mazzarella e Giuliano di Napoli, dei Valentini di Bitonto, di Giuseppe De Tommaso a Napoli. Questa azione va sostenuta. Lo Stato ha il dovere di far si che questa striscia prosegua, garantendo strutture, risorse e mezzi agli uomini che quotidianamente rischiano la vita esponendosi in prima persona contro le mafie. Se arresti come quelli degli ultimi giorni si ripetessero con continuità, la gente comprenderebbe di sicuro la convenienza del vivere civile e legale. Non sarebbe questa una risposta molto più efficace sul tema della sicurezza, piuttosto che perseguire e sgomberare i lavavetri? Stefano Perri, responsabile Antimafia
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