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L’università italiana si configura ormai come un’immensa nave alla deriva. Ad un discutibilissimo modello di diritto allo studio, si aggiunge la grave disfunzione della precarietà per i ricercatori ed in genere per tutti i neolaureati lavoratori della conoscenza. Grave, inoltre, si configura ormai la questione dei baronati e delle lobbies di pressione interne ed esterne che rendono il passaggio dal titolo di studio al contratto di lavoro sempre più impervio. Riceviamo e pubblichiamo un’importante segnalazione proveniente dall’Università di Palermo, dove un’intera classe di neolaureati ingegneri rischia entro breve tempo di vedersi negato il diritto all’ingresso nella graduatoria per l’insegnamento di Matematica e Fisica, dalla quale sono stati indebitamente esclusi. Caos all’Università di Palermo: a rischio le idoneità per decine di studenti SISSIS. Quello che cercherò di descrivere in questo articolo è uno dei più casi più controversi e scottanti della storia dell’Università di Palermo. Tutto comincia il 27 Ottobre 2005 quando risulto vincitore, assieme ad altri 13 colleghi ingegneri, del concorso SISSIS (Scuola Interuniversitaria di Specializzazione per l’Insegnamento Secondario) per la classe 49/A (Matematica e Fisica). Poiché in precedenza avevo vinto il concorso per la classe 16/A mi sono ritrovato a dover scegliere entro 5 giorni cosa insegnare da grande: Scienze delle costruzioni e Disegno Tecnico oppure Matematica e Fisica? La mia scelta, considerata la situazione delle graduatorie siciliane, cade inevitabilmente sulla seconda opzione commettendo il più grande errore della mia vita. Infatti accadranno una serie di eventi in base alla quale è possibile ipotizzare un vero e proprio complotto dei laureati in matematica nei confronti dei laureati in ingegneria. Dopo che i tempi per l’iscrizione ai corsi erano scaduti da ben 14 giorni vengo convocato in segreteria SISSIS insieme ad una mia collega e ci viene comunicato che siamo stati esclusi dalla graduatoria per mancanza di titoli perché non risultano nel nostro piano di studio alcuni esami. Alla luce del fatto che i laureati in ingegneria dopo l’a.a. 2000/01 sono stati sempre ammessi alla classe 49/A, io e la mia collega avevamo deciso di fare subito ricorso al TAR. Dopo pochi giorni però la Direttrice Prof.essa Sperandeo ci convoca nuovamente e ci dice di portare i programmi di alcuni insegnamenti studiati ad ingegneria in modo da poterci reinserire in graduatoria utilizzando le così dette equipollenze. Poiché le equipollenze sono uno strumento utilizzato spesso e volentieri all’interno delle varie facoltà e della stessa SISSIS, io e la mia collega presentiamo i programmi e veniamo reinseriti in graduatoria, senza porci alcun problema sullo strumento adottato dalla confusa direttrice. A questo punto cominciano una serie di ricorsi (alcuni dei quali sono ancora oggi pendenti), fatti dai laureati in matematica, collocati negli ultimissimi posti della graduatoria, contro i 14 laureati in ingegneria, collocati in posizione utile in graduatoria. Il 5 Aprile 2006 viene inviata alla SISSIS, a nostra insaputa, un’ordinanza del CGA (Consiglio di Giustizia Amministrativo) nella quale si afferma che gli ingegneri sono stati inseriti dalla Commissione esaminatrice in graduatoria in violazione del D.M. 39/98. A questo punto i ricorrenti vengono riammessi a seguire i corsi e per altri 8 mesi ingegneri e matematici ricorrenti sono costretti a “convivere” all’interno della SISSIS, fino a quando il 1 Dicembre 2006 giorno in cui viene pubblicata la prima sentenza definitiva del TAR in cui si afferma che i laureati dopo l’a.a. 2000/01 devono essere depennati dalla graduatoria per mancanza di titoli. A questo punto continuo a seguire i corsi (verrò escluso solo ad una settimana dal conseguimento dell’abilitazione il 22 Maggio 2007, dopo aver sostenuto tutti gli esami ed aver pagato tutte le tasse), ma contemporaneamente comincio a fare una serie di istanze di accesso agli atti per scoprire cosa ha portato all’esclusione di noi ingegneri. Subito scopro che, durante il processo al TAR, le equipollenze (con cui io ed altri 6 miei colleghi eravamo stati ammessi al corso) non erano state consegnate dal Rettorato di Palermo all’Avvocatura Distrettuale dello Stato. Ma perché l’Università di Palermo ha “occultato” le delibere approvate dalla Giunta della SISSIS al TAR, smentendo l’operato della stessa commissione che ci ha inserito in graduatoria? La risposta a mio avviso è semplice: evidentemente le equipollenze che sono in continuazione deliberate dalla Giunta SISSIS e da tutti i consigli di facoltà dell’Ateneo di Palermo, non essendo presenti in alcun decreto ministeriale, non hanno alcun valore legale, neanche per l’ufficio legale del Rettorato! Lo stesso ufficio che ha fatto di tutto per non farmi entrare in possesso dei verbali del concorso (in cui i professori utilizzano nella valutazione dei titoli d’accesso un criterio personale riuscendo a violare contemporaneamente 2 decreti ministeriali) e della stessa delibera di Giunta con le equipollenze. Lo stesso ufficio legale che ha cercato di nascondere la delibera di equipollenza anche durante il processo al CGA (tutt’ora in corso) e che non ha chiesto in tempo l’intervento del Ministero per sanare una situazione che al momento vede coinvolti 37 studenti solo per la classe 49/A (infatti rischiano l’esclusione anche gli ingegneri dell’ottavo ciclo ed i Dottorati di ricerca con la doppia matricola). Al di là della nostra sorte in questa triste vicenda rimane aperta la questione del valore legale delle equipollenze stabilite all’interno di tutti gli Atenei d’Italia, che sarà chiarita dal CGA della Sicilia il prossimo 29 Novembre quando si pronuncerà su di esse. Un sentenza negativa per noi ingegneri significherà la perdita dell’unica possibilità di avere un posto di lavoro pubblico, mentre per tutti gli Atenei comporterà una forte limitazione ad una autonomia universitaria di cui ancora oggi non si conoscono i confini. Compagno Ing. Giovanni Denaro
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