PERCHE’ IN ITALIA NON C’E’ UNA FORTE SCUOLA PUBBLICA?
mercoledì 09 dicembre 2009
La borghesia italiana, la classe dirigente del nostro paese, ha sempre avuto bisogno di autoritarismo nei momenti di crisi del suo potere economico e politico. Cosa devono fare i comunisti attualmente?di Pasquale Andrea Calapso (Fgci Messina)
Stiamo assistendo in questo periodo ad un vergognoso degrado, voluto dalla classe dirigente, della scuola pubblica scaturente dai tagli apportati al sistema d'istruzione.
La borghesia italiana, la classe dirigente del nostro paese, ha sempre avuto bisogno di autoritarismo nei momenti di crisi del suo potere economico e politico. Questo perchè essa non ha un retroterra storico come quello della borghesia francese o tedesca, che hanno quindi una potenza ed un autorevolezza intrinseche non indifferenti; la borghesia italiana si è affermata attraverso un passaggio economico-politico che non dobbiamo spiegare in questa sede, ma molto differente da quello che ha portato al potere la borghesia francese o quella tedesca. Esse sono andate al potere attraverso uno scontro tra classi di portata storica, quindi sono state forgiate dalla lotta di classe, da una lotta per la conquista del potere imparagonabilmente superiore a quella che ha portato avanti la borghesia italiana.
Una prova evidente di tutto questo sono gli episodi attuali, ritornando al discorso. La classe dirigente italiana deve essere autoritaria quando è necessario per il mantenimento del suo potere, lo è stata durante il fascismo, durante il periodo semi-insurrezionale degli anni '69-78 e lo è attualmente.
Il suo autoritarismo nel campo culturale, e per quanto ci riguarda circa la scuola, è proprio quello che sta succedendo. Un popolo colto, una gioventù colta, informata, magari di origini sociali medio-basse, è necessariamente critica e potenzialmente rivoluzionaria. La storia lo insegna, la storia d'Europa, la storia del mondo. Ed infatti, durante tutto il periodo in cui il PCI sviluppava la sua egemonia culturale anche in ambito scolastico, la gioventù è cresciuta con la cultura e l'informazione, ed il periodo che purtroppo è stato superato, quello degli anni 70, ci mostra chiaramente come questa egemonia culturale, rilevante anche in ambito scolastico, abbia forgiato a suo tempo una gioventù particolarmente critica, cosciente e politicamente attiva.
Invece adesso assistiamo ad una reazione operata dalla classe dirigente, sopratutto in ambito scolastico: con i tagli all'istruzione per favorire altri settori (che arrecano maggior profitto o sicurezza alla classe dominante) il livello dell'insegnamento sta scendendo vertiginosamente, lo si tocca con mano. I professori diventano sempre più instabili e infatti i precari sono stati licenziati, i professori non troppo anziani vengono spesso spostati con grande danno per la continuità didattica, e i neo laureati chissà quando troveranno posto, tutto questo condito con dei libri di testo pieni di falsità dimostrate, di errori e poco approfonditi. A questo aggiungiamo l'insicurezza dell'istruzione universitaria, che la classe dominante sta privatizzando e regalando silenziosamente alla propria prole ed unicamente ad essa, che se la può permettere e ne trarrà solo vantaggio, poichè verrà influenzata e gli verrà somministrata una cultura che fa unicamente il gioco del suo dominio. La stessa cultura che però viene somministrata agli studenti di scuole pubbliche e statali, sempre più ignorate dallo stato.
E' questo quel che vuole la borghesia italiana: cultura universitaria solo ai membri della propria classe, cultura delle scuole primarie e secondarie insegnata male, da professori precarizzati e talora demotivati, il tutto accompagnato da libri di testo perfettamente inquadrati in questo processo di disinformazione.
E la questione non è ovviamente solo questa, c'è da aggiungere anche il punto di vista dei dirigenti scolastici che perdono il proprio posto di lavoro, quello dei neo laureati che però non riescono ad entrare nella scuola pur avendo diverse lauree, quello dei professori precari, che si possono ritrovare rovinati da un giorno all'altro, quello di tutti i dirigenti scolastici che si stanno vedendo abbassare gradualmente il proprio salario.
Ma di tutto questo ovviamente non importa poi tanto alla classe dirigente, anzi tutto ciò gli fa piacere, gli giova moltissimo, giova al suo dominio e al suo potere in ogni campo, anche in quello culturale. Cosa devono fare i comunisti attualmente? Devono lavorare per fare in modo che la scuola si ristabilizzi e diventi uno strumento di informazione e non di disinformazione, devono fare in modo che la scuola torni ad essere quella di trent'anni fa e magari meglio. Sì, perchè se si confrontano i libri di testo degli anni 70-80 a quelli attuali, non c'è confronto: approfondimento infinitamente maggiore per quanto riguarda i temi politico-culturali del nostro secolo, pareri obiettivi e con fonti imparziali, tutto il contrario degli attuali libri di testo utilizzati nella scuola pubblica.
Insomma, la classe dirigente italiana si trova in difficoltà, ormai è evidente. Il processo di reazione nel campo culturale è solo una fetta di quel che sta succedendo nella politica italiana.
Prima, un po' di tempo fa, la borghesia calmava i moti rivoluzionari con il manganello e l'olio di ricino. Adesso, licenziando professori e sminuendo il ruolo dell'istruzione pubblica, somministrando falsità e bugie che giovano unicamente al proprio potere.
Quindi quel che sta succedendo è un fenomeno di lotta di classe, di contrasto tra classi antagoniste. I tagli non vengono fatti perchè la classe dirigente deve far restare in piedi lo stato, ma perchè deve cercare principalmente di mantenere il suo netto predominio, non dimentichiamo che negli ultimi vent'anni molti punti di PIL si sono trasferiti dai salari a rendite profitti, né si può dimenticare la terribile ultima ondata di incidenti sul lavoro: morti bianche, alle quali si devono aggiungere le inquietanti e frequenti morti nelle carceri da Aldrovandi a Cucchi.
Osservando i fatti da quest'ottica, è evidente come attualmente è fondamentale l'esistenza di un Partito comunista unico e forte, che sviluppi un egemonia culturale in grado di contrastare, in questi momenti, quella della classe dirigente.
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