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"Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo" - (E. Guevara)
Pochi centimetri. Pochi centimetri ed ora staremmo parlando di una tragedia, di un bambino morto colpito da un mattone lanciato da ignoti e fiumi di benpensanti e giornalisti in cerca di scoop riempirebbero, una volta ancora, le piazze della provincia di Pavia.  L'altra notte, Samu, un piccolo bimbo, dormiva con altre trentacinque persone in una casa di accoglienza di Pieve Porto Morone e un mattone, nel pieno della notte, ha sfondato una vetrata ed è caduto a pochi centimetri dal giovane Rom. Ma torniamo un attimo indietro nel tempo per tentare di spiegare gli antefatti. Samu e circa duecento suoi connazionali, di tutte le età vivevano da qualche mese in un area dismessa di Pavia, l'ex Snia Viscosa, in mezzo ai topi, in un'area nociva: si pensi che il grande scontro tra il proprietario dell'area, che vorrebbe costruirci al più presto un centro commerciale più alloggi di pregio e l'amministrazione comunale (di centrosinistra o almeno così dicono) era proprio incentrato su chi dovesse praticare l'onerosa bonifica dell'area. Per molto tempo erano vissuti in quel posto, costruendosi baracchine instabili che venivano velocemente abbattute dalle ruspe mandate dal Comune, additati dalla stampa locale e da alcuni membri dell'amministrazione come delinquenti e portatori di disagio. Dopo una lunga campagna mediatica contro di loro (servita forse a far accettare ai residenti la costruzione di un centro commerciale?), una settimana fa il sindaco Ds, Piera Capitelli, decide lo sgombero dell'area senza prevedere una sistemazione alternativa (cosa che molte associazioni e anche alcuni partiti, tra cui il nostro, chiedevano a gran voce). Così Samu e la sua famiglia, insieme ad un centinaio di connazionali, iniziarono la loro triste odissea: per i primi due giorni vennero sistemati in una piazzetta adiacente sotto un tendone della protezione civile, dopo di che venne individuata un'area disponibile, un ex poligono di tiro abbandonato fuori città (della serie "lontano dagli occhi, lontano dal cuore"), con l'erba alta, senza luce né acqua né gas, senza servizi igienici. Una volta stipati i rumeni su due pullman, la carovana partì alla volta del luogo indicato e, dopo mille vicissitudini e qualche ora, venne accolta nel paese (Torre D'Isola) da un gruppo di cittadini, capeggiato dal sindaco che, sdraiandosi per terra, al grido di "non vi vogliamo", "portateli ai forni crematori", "non aprite le porte che esce la puzza" e altre cose dello stesso tenore, fece fare inversione alla triste carovana che ritornò a Pavia. Dopo due giorni di alloggiamento provvisorio presso il locale "Palazzetto dello Sport" (con i tifosi della locale squadra di pallacanestro pronti ad una rivolta), vennero trovate alcune sistemazioni per gran parte dei rom: mentre qualche famiglia riuscì a stabilirsi in case in affitto, il gruppo più numeroso venne diviso in due, una cinquantina presso una casa di accoglienza delle curia di Pieve Porto Morone ed un'altro gruppo in una cascina abbandonata nei pressi di Albuzzano, cascina Mensi. Questo provocò la rivolta dei cittadini di quei due paesi e la riscoperta di quel razzismo latente e di quella frustrazione che porta gran parte della popolazione a prendersela con chi è più sfortunato: ad Albuzzano, con un blocco stradale durato ore e minacce di sgombero imminente da parte dell'amministrazione comunale mentre a Pieve Porto Morone con un presidio permanente di fronte allo stabile di neofascisti, leghisti e cittadini comuni. Proprio in questo paese, negli ultimi tre giorni si sono viste le scene peggiori. Oltre a tristi striscioni ("non vi vogliamo – vi odiamo"), bambini con magliette inneggianti a Mussolini, volontari fatti oggetto di minacce e lancio di oggetti, le cose più gravi e vergognose avvengono proprio di notte, quando il buio e la carenza di polizia corroborano l'ignorante coraggio dei vigliacchi: lancio di petardi, sassi, minacce di morte fino all'ultimo mattone finito a pochi centimetri dal piccolo Samu. Pensavamo che alcune scene tipiche del Ku Klux Klan non si sarebbero mai riproposte nella nostra civile Italia ma purtroppo sbagliavamo.
Come FGCI e come partito stiamo svolgendo in primis attività di assistenza, non dimenticando però l’agire politico: abbiamo chiesto ed ottenuto che alcuni nostri parlamentari preparassero e presentassero ordini del giorno sulla faccenda, inoltre venerdì 3 settembre abbiamo accompagnato il nostro onorevole Gianni Pagliarini, che la sera doveva partecipare ad un’iniziativa nelle vicinanze, a toccare con mano la situazione in cui versavano questi Rom e a parlare con alcuni di loro rispetto alla difficoltà di inserirsi nel mercato del lavoro. Insieme ad alcuni volontari continuiamo a lavorare per aiutare queste donne, uomini e soprattutto bambini, a riscattarsi da un destino che non hanno certamente scelto. Non smetteremo mai di ripetere che l'unico percorso per queste persone verso l'integrazione è quello che passa attraverso un lavoro (cosa che fortunatamente molti di loro hanno già trovato), un salario e, di conseguenza, un'abitazione. Per i più piccoli, come il nostro Samu, la strada verso l'integrazione passa, invece, in modo imprescindibile, attraverso l'istruzione. Sappiamo che l'integrazione non è un processo facile e neanche veloce,ma continueremo a batterci affinché quei valori come la solidarietà, il riscatto degli ultimi e l'uguaglianza sociale che tanto hanno significato e significano per noi comunisti, possano diventare valori fondanti di tutta la nostra società, così da non vedere mai più scene vergognose di razzismo come quelle che abbiamo davanti agli occhi in questi giorni. "Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualunque ingiustizia commessa contro chiunque in qualunque parte del mondo" (E. Guevara) Alessandro Caliandro
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