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Quando la casa è un privilegio per pochi PDF Stampa E-mail
giovedì 20 settembre 2007
di Valerio Nicolosi

Agevolazioni di 210 euro al mese più un prestito agevolato per la caparra, è quanto avranno dallo stato tutti i giovani tra i 22 e 30 anni con un lavoro e un reddito inferiore ai 22.000 € annui, questa è la proposta di legge presentata ieri dal Ministro della Casa spagnolo, alla presenza del capo del Governo Zapatero.

Un’operazione importante per le casse dello stato spagnolo, dalla quali usciranno nei prossimi mesi circa 435 milioni di euro, i quali però, come afferma Zapatero stesso, avranno l’obbiettivo di "far emancipare le nuove generazioni che in Europa soffrono sempre di più per il problema della casa"; un altro mondo rispetto al nostro paese, nonostante non ci siano i comunisti al governo. Sempre ieri infatti, si diffondeva la notizia che i mutui in Italia continuano a crescere, con un incremento dello 0,03% nel mesi di agosto, toccando quota 5,60%, avvicinandosi alla cifra record del 2002 di 5,66%. Non è un mistero che nelle grandi città italiane, Roma e Milano su tutte, comprare casa è divenuto un privilegio per pochi, tra questi anche i famosi ex-furbetti Ricucci e Coppola, ma ora la situazione è divenuta insostenibile. Sul Corriere della Sera di ieri, nella parte della cronaca romana, al centro della pagina spiccava un articolo, secondo il quale "in città crescono i pignoramenti e sempre meno famiglie riescono a pagare il mutuo", mentre oggi sul "Il Manifesto" c’è un’inchiesta di Stefano Milani sul caro affitti nelle grandi città, ovviamente con una vittoria "a mani basse" di Roma e Milano, dove per una stanza singola in zona università si paga fino a 900€. Non è bastata la lezione estiva dei Subprime americani, la bolla immobiliare che, attraverso un perverso sistema di rivalutazione dell’immobile garantiva speculazioni ad alto rendimento, che ha costretto anche gli ultra liberisti statunitensi a chiedere un intervento statale, cosa prontamente arrivata, in gran parte per gli speculatori(banche e grandi realtà finanziarie) e in minima parte per i lavoratori, soprattutto per gli oltre 500.000 che hanno perso il posto di lavoro a seguito della crisi stessa. Non sono bastate nemmeno le file davanti alle banche, come avvenuto in questi giorni in Gran Bretagna, per prelevare tutti i risparmi, fatto che mostra quanta poca fiducia c’è nei confronti del capitalismo internazionale, proprio mentre i liberisti ortodossi della BCE immettono con continuità denaro sul mercato per "evitare una crisi", senza badare al rischio inflazione nell’area Euro, e al tempo stesso bacchettano l’Italia per aver solo accennato ad una politica redistributiva in finanziaria; scene che non si vedevano dal ’29! C’è bisogno di una radicale svolta per le politiche abitative, iniziando dal rilancio dell’edilizia popolare, utile anche come calmiere per gli affitti, facendo poi seguire dei controlli su tutti gli studenti fuori sede che risultano avere la residenza a 700Km dall’università che frequentano e dove abitualmente danno gli esami, come se fossero pendolari qualunque! La proposta del Ministro delle Infrastrutture Di Pietro, di destinare le caserme dismesse per il 50% agli studenti universitari fuori sede e per il restante 50% ai centri di prima accoglienza per i senza tetto è un buon inizio, che fa capire che c’è la volontà di modificare questa situazione disastrosa, non solo all’interno della sinistra della maggioranza e del Governo. Rilanciare le politiche sociali con una serie di provvedimenti che permettano ai giovani di emanciparsi, dando prospettive lavorative stabili con possibilità di crescita all’interno dell’azienda, dando anche una mano al rilancio della competitività del paese, che a differenza di quanto dicono i padroni non si ottiene con la contrazione dei salari e la diminuzione del costo del lavoro. Modificare le modalità di accesso al credito, in modo che siano vantaggiose non solo per i "palazzinari" e speculatori, dando in ultimo prospettive pensionistiche pubbliche certe, senza dover ricorrere alla previdenza privata, decurtando quindi i salari e gli stipendi.

Valerio Nicolosi  Resp. Politiche Sociali FGCI




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