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La furviante e strumentale informazione che i mass media hanno preso da tempo riguardo al 10 febbraio giorno in cui lo Stato italiano celebra il "Giorno del Ricordo "in memoria della tragedia degli italiani di tutte le vittime delle foibe, dell'esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra" (legge 30, marzo 2004, n.92) mi induce a riprendere l’argomento e a dare una corretta contestualizzazione dei fatti. Il mito delle foibe è stato creato ad arte per cercare di mettere sullo stesso piano la violenza fascista e quella antifascista. Lo Stato italiano, con la complicità dell'estrema destra, utilizza il revisionismo fascista per creare dei nuovi martiri in modo da poter nascondere i propri crimini.L'occupazione fascista in Jugoslavia, specialmente nelle province del Litorale e dell'Istria impose già dagli anni '20 la cultura e la lingua italiana, chiudendo le scuole slovene e croate, distruggendo 400 sedi e associazioni culturali, escludendo dagli impieghi pubblici gli slavi e sequestrando migliaia di terreni agricoli, affidandoli agli italiani. Nel 1920 Benito Mussolini ebbe a dire:”di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che da lo zuccherino ma quella del bastone”.Nel 1938 le leggi razziali vennero a colpire specialmente la minoranza ebraica di questi territori. In Jugoslavia fra il 1940 e il 1945 solo in Slovenia ,morirono nei lager italiani 13.606 sloveni e croati, nei lager di Arbe ne morirono dai 1.500 ai 2.500 circa. La stima dei civili e i partigiani fucilati immediatamente si aggira intorno ai 2.500 mentre 95.460 arrestati ed internati nei campi di concentramento che furono 113 in Italia, 15 in Jugoslavia e diversi ancora in altri territori occupati. Alla fine della guerra in Jugoslavia si contarono circa un milione e mezzo di morti. A distinguersi nel perpetuare stragi,saccheggi, torture, stupri, che colpirono migliaia di donne e di uomini serbi, di bambini e di vecchi fu la II Armata Italiana agli ordini del generale RoattaCredo che nessun paragone debba essere fatto tra questo tipo di violenza che è parte centrale di un programma ideologico che vuole una categoria di esseri umani superiore alle altre e una violenza liberatoria di chi per anni aveva subito gli indescrivibili soprusi di questa ideologia. Rifiuto di cadere in una logica che ci porta a pensare che le azioni contro gli squadristi, i collaborazionisti e chi, italiano, aveva approfittato dell'occupazione dell'Istria per i suoi interessi, diventi un generico odio anti-italiano e la foiba diventi il simbolo di uno sterminio etnico da parte della popolazione slava.Mi sembra giusto precisare che la stima realistica e verificata dei corpi estratti dalle caverne,i famosi infobati, di cui in questi giorni si parla tanto è di 570 e non la fantasiosa ipotesi di centinaia di migliaia di vittime come molti vogliono far credere cercando di modificare la storia a loro piacimento per fare propaganda politica. SE C'È QUALCUNO CHE DEVE ESSERE RICORDATO IN QUESTO GIORNO, NON SONO CERTO I MORTI FASCISTI E COLLABORAZIONISTI CHE HANNO UCCISO, TORTURATO, INCENDIATO, SACCHEGGIATO E STUPRATO, BENSÌ TUTTI QUELLI CHE HANNO COMBATTUTO CONTRO DI LORO. OGGI COME IERI ONORE ALLA GLORIOSA RESISTENZA Ketty Bertccelli (coordinatrice provinciale Federazione Giovanile Comunisti Italiani)
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