"Non ci può essere pace tra la vittima ed il carnefice, non ci può essere pace tra il popolo e i suoi massacratori." (Antonio Gramsci)
 
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Scuola. Il cuore di Messina riprende a pulsare PDF Stampa E-mail
sabato 01 novembre 2008
Sample ImageCi hanno detto che vogliono indebolire i “baroni delle università”, la verità è che i baronati li hanno creati i politici nel corso degli anni e oggi il blocco del turn over li rafforza. Già nel ventennio fascista avevano capito che bisognava “spegnere i cervelli”, si cominciò da Gramsci e Gobetti.

…nelle voci, nei canti, nell’entusiasmo di migliaia tra studenti, insegnanti, precari della scuola, genitori i cui palpiti ieri hanno scandito un’unica melodia: il coraggio della speranza, la lucida consapevolezza dei propri sogni, del proprio diritto ad un futuro dignitoso, la decisa opposizione a scelte di governo che condannerebbero le nostre esistenze ad una serie di conati votati alla sconfitta.

C’è chi parla di cinquemila, chi parla di diecimila, ciò che è certo è che piazza Cairoli era gremita come non si vedeva da anni, una grande manifestazione che ha animato le strade della nostra città e che ha riunito le sensibilità più disparate sotto un unico imperativo: dire “NO!” alle bugie che  ci hanno raccontato.

Ci hanno detto che stanno combattendo la crisi, ma la verità è che devono salvare le banche.

Ci hanno detto che bisogna tagliare gli sprechi, così invece di combattere l’evasione fiscale, licenziano gli insegnanti, i ricercatori, i lavoratori, chiudono le scuole, accorpano le classi, trasformano le università pubbliche in fondazioni private.

Ci hanno detto che bisognava combattere il bullismo e lo fanno ammassando più di trenta alunni per classe, affidati ad un insegnante unico, precario e sottopagato, in una scuola che lungi dall’integrare, esclude, respinge, ghettizza gli stranieri in classi separate, emargina i diversamente abili ai quali si nega l’insegnante di sostegno.

La verità è che la scuola elementare italiana si collocava al quinto posto nelle classifiche mondiali per qualità, oggi il monte ore viene ridotto da 30 a 24, l’obbligo scolastico si abbassa a 14 anni, il tempo pieno, laddove ancora garantito, diventa un “parcheggio”, la scuola viene precipitata nel baratro più profondo.

Ci hanno detto che vogliono indebolire i “baroni delle università”, la verità è che i baronati li hanno creati i politici nel corso degli anni e oggi il blocco del turn over li rafforza.

Stanno svendendo la cultura, creando il “mercato dell’istruzione”, dove i figli dei ricchi potranno studiare, gli altri si arrangeranno, i ragazzi del Nord opulento potranno disporre di lavagne interattive, quelli del Sud nemmeno della carta igienica.

Stanno mortificando la ricerca, danneggiando ancora di più un sistema già malato: l’Italia investe solo lo 0,9% delle sue risorse nella ricerca, collocandosi molto al di sotto degli standards europei, in questi termini si tratta di un modesto investimento che si traduce, però, in un grave danno, nella perduta opportunità di recuperare quanto investito per la formazione di quei cervelli che, acquisita in Italia un’alta formazione, trovano, però, altrove il terreno fertile per mettere  a frutto il proprio sapere, contribuendo allo sviluppo di realtà che hanno mostrato più lungimiranza.

Chi taglia i fondi alla ricerca di base oggi, taglia il benessere della società di domani.

Se si costringono le università a  farsi finanziare dalle imprese, quali di queste investirebbero su ricerche a lungo termine (che richiedono ingenti fondi, ma che sono state e sono fondamentali per garantire il diritto alla salute)? Basti pensare che la TAC, la risonanza magnetica sono il frutto di  costose ricerche, durate anni, sulle particelle. Ma oggi chi potrebbe farne  a meno?E ancora quale impresa investirebbe i propri fondi per incentivare gli studi relativi a malattie rare?

Quale impresa avrebbe interesse a  investire i propri fondi in corsi umanistici? Quelli che non generano direttamente ricchezza in termini monetari, quegli insegnamenti che “non servono”, come la filosofia, per esempio, che “non serve”… perché è libera, perché non è schiava di niente e nessuno.

Ma a chi interessano cervelli pensanti? O meglio, visto che si pensa in termini utilitaristici, a chi giovano?

Già nel ventennio fascista avevano capito che bisognava “spegnere i cervelli”, si cominciò da Gramsci e Gobetti, oggi si procede con l’indottrinamento generalizzato alla passività, all’accettazione di posizioni precostituite, si criminalizza il dissenso, si addomesticano le nuove generazioni a un futuro precario, a un’esistenza mercificata, a una vita di sfruttamento, predestinata dal ricatto. Ci vogliono ignoranti e controllabili.

E’ contro questa degenerazione che si è sfilato; è per organizzare dapprima i più consapevoli e poi per ricostruire le basi per una risposta di massa da parte del movimento studentesco che oggi ci si è riuniti in assemblea al Rettorato; è per garantire un’istruzione davvero pubblica, gratuita, laica, per tutti e di qualità che non ci arrenderemo.

Per questo vi invitiamo a partecipare numerosi e consapevoli:

giorno 03/11 alla riunione del Senato Accademico;

giorni 05-06-07/11 alla sospensione della didattica nelle facoltà;

giorno 07/11  h 10.00 in  Piazza Antonello al corteo cittadino;

giorno 14/11  allo sciopero generale delle università.

Giacinta Previte – PdCI Messina, Ketty Bertuccelli – FGCI Messina




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