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Welfare: Prodi umilia la sinistra e tenta di "normalizzarla" PDF Stampa E-mail
martedì 04 dicembre 2007

Il protocollo sul welfare è stato approvato nella versione originale, ovvero nella versione neo-liberista che mantiene intatta la legge 30 sul mercato del lavoro e costringe al lavoro fino a 62 anni, portando miglioranti, rispetto allo scalone Maroni, solo fino al 2012. Non che il testo uscito dalla Commissione Lavoro fosse la base del socialismo nel nostro paese, ma sicuramente nei punti su cui la maggioranza aveva trovato una sintesi per le modifiche era migliorato, soprattutto sul limite dei rinnovi dei contratti a tempo determinato e l’allargamento della platea per i lavori usuranti.

Il testo era stato modificato in favore dei lavoratori nonostante i momenti di delirio, a destra come a sinistra della maggioranza. Il PD infatti sul lavoro a chiamata aveva ceduto ad un emendamento dell’opposizione che lo reintroduceva, mentre a sinistra rifondazione abbandonava la commissione, lasciando il presidente della Commissione Pagliarini in posizione isolata a rappresentare le istanze del mondo del lavoro.

Quindi dopo giorni di dure trattative e qualche vittoria Prodi si è “assunto tutta la responsabilità” di presentare il vecchio testo su pressione di Confindustria, CGIL, CISL E UIL.

A rappresentare le istanze dell’associazione degli industriali c’è l’ex presidente della Banca d’Italia Dini, che insieme ai suoi nuovi amici, Bordon e Manzione, rappresentano le istanze di Montezemolo al Senato, pronti sempre a far saltare il governo ed allearsi con la destra in nome della riduzione della spesa pubblica.

È stata una sconfitta per tutta la sinistra, soprattutto per Pdci e Prc che a differenza di SD e Verdi avevano bocciato l’accordo su tutti i fronti, senza distinguo tra la parte che riguardava le pensioni e quella sul mercato del lavoro, portando un piazza inoltre la grandissima manifestazione del 20 ottobre per il rispetto del programma, ed in particolare contro la precarietà.

Quindi dopo le numerose scelte fatte dal Governo Prodi non condivise dalla sinistra e dai comunisti, dall’Afghanistan alla base di Vicenza fino ad arrivare al pacchetto sicurezza che dovrà essere approvato entro breve, il diktat di Prodi alla sinistra è stata un’umiliazione del lavoro dei compagni impegnati alla Camera.

La scelta da parte del gruppo dei Comunisti Italiani di non votare l’attuazione del protocollo è stato un chiaro messaggio, che cosi non si può continuare e che non servono verifiche in stile DC per il Governo Prodi, ma solo una politica di sinistra altrimenti il sostegno dei Comunisti Italiani verrà meno.

Essere comunisti vuol dire essere alternativi a questo sistema e se la sinistra e i comunisti si fanno normalizzare dal Governo Prodi e dal PD Veltroniano cessano immediatamente di essere alternativi e quindi cessa la loro stessa essenza.

Valerio Nicolosi, Responsabile Welfare                          Federazione Giovanile Comunisti Italiani




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