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ANCORA SULL’UNIVERSITA’ E SUL TESTAMENTO DI NINO PINO BALOTTA PDF Stampa E-mail
sabato 12 settembre 2009
Sample ImageLe notizie pubblicate recentemente dalla stampa aggravano la posizione dell’Università di Messina in merito alle volontà testamentarie di Nino Pino. Il Pdci: Si pone una questione dagli inquietanti risvolti morali – e perché no? – giudiziari.

La Federazione provinciale del Partito dei Comunisti Italiani intende intervenire sulla vicenda della gestione del lascito di Nino Pino Balotta da parte dell’Università di Messina alla luce delle recenti prese di posizione apparse sulla stampa.

Occorre anzitutto precisare che oggetto del lascito all’ateneo messinese sono tutti i beni e tutti i diritti di Nino Pino, tra cui rientrano verosimilmente libri, riviste, scritti pubblicati e no e documenti vari, anche di carattere riservato e personale.

Quello che sembra inconfutabile è che, nei ben ventidue anni dalla morte dell’illustre scienziato, non si è proceduto a inventariare e selezionare quanto toccato per testamento all’Università, designata quale erede universale.

Ci si chiede a questo punto se mai il materiale in oggetto è stato preso effettivamente in consegna dall’avente diritto, se, dove e come esso è stato custodito e preservato dall’azione del tempo e da possibili interventi manipolatori e predatori da parte di chi, più o meno lecitamente, ha potuto avere accesso nei locali dove lo stesso è rimasto ammassato per così lungo tempo.

Di fatto non è consentito sapere di che cosa si trattasse e se quanto esiste corrisponde interamente a ciò che è stato lasciato da Nino Pino. Sarebbe bene che chi di dovere chiarisse all’opinione pubblica le ragioni di negligenze ed omissioni di estrema gravità.

Quanto alla decisione del Senato Accademico di cedere il materiale cartaceo oggetto del testamento alla “Corda Fratres” di Barcellona P.G., tale atto, nelle forme del comodato gratuito a tempo indeterminato, si configura come un vero e proprio trasferimento della proprietà a un’associazione di privati cittadini, cioè come un’operazione di spoliazione di un bene di grande valore umano e culturale che viene ad essere sottratto alla collettività.

Dopo quanto sopra è lecito domandarsi come si è data attuazione alle volontà del testatore e si pone una questione dagli inquietanti risvolti morali – e perché no? – giudiziari.

I comunisti, che hanno visto Nino Pino tra le loro file come protagonista di memorabili battaglie sociali e civili e che ne raccolgono l’eredità ideale, chiedono che si faccia piena luce su quanto più volte da loro denunciato.

Antonio Bertuccelli, segretario provinciale Pdci Messina

Giacinta Previte, responsabile sez. Pdci “E. Berlinguer” zona Tirrenica




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