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Adesso stanno per avvicinarsi le elezioni amministrative, e il capo dell'amministrazione locale (composta da destre, sinistre, centro ed altri non ben identificabili) ... di Santo Brunetta
Santa Lucia del Mela, in provincia di Messina, è una città dalle antiche origini, ricca di storia, d'arte e di cultura. Conta una popolazione che si aggira sulle 5.000 unità, con tendenza demografica in negativo, sia perché le nascite non riescono a coprire il numero dei decessi, ma anche perché molti giovani, diplomati, laureati e non, scelgono la via dell'emigrazione in cerca di occupazione, non intravedendo qui, nel breve termine, un futuro diverso e migliore. La città di Santa Lucia del Mela ha vocazioni turistiche (turismo agro-silvo-pastorale e culturale), ma sin oggi quasi nulla è stato fatto affinché il turismo decollasse, come nulla è stato fatto per valorizzare, a fini di sviluppo socio-economico, le tante inestimabili risorse di cui la città dispone. Le chiusure mentali, l'incompetenza, la mancanza di voglia di fare, la presunzione, da parte dei detentori del potere locale, avvicendatisi nel tempo, hanno rappresentato ieri e rappresentano ancora oggi, un serio ostacolo alla crescita civile ed economica della comunità. Nel corso dei secoli, la città ha avuto proficui rapporti con illustri personaggi della storia. Tra questi, il più prestigioso è stato indubbiamente Federico II di Svevia (1194-1250). Di tanto in tanto l'imperatore, con la corte al suo seguito, si trasferiva qui per trascorrere dei periodi di riposo e di svago. Il suo diletto preferito era la caccia, che praticava lungo i monti luciesi, allora ricchi di selvaggina. Santa Lucia del Mela, col suo sito stupendo (la città è stata definita “terrazza sul Tirreno”) e l'aria incontaminata, invogliava a quei tempi principi e regnanti a soggiornarvi. Il grande Federico amava molto questa città, che definiva “deliziosa” (urbis deliciae nostrae) e non mancava di conferirle importantissimi privilegi. La città veniva dall'imperatore elevata alla dignità di “Prelatura Nullius” (1206), per la prima volta nel mondo cristiano. A perenne ricordo dell'imperatore e del suo inseparabile segretario ed amico Pier delle Vigne, la città dedicava due vie del suo centro storico. Fino a qualche tempo fa si supponeva che Pier delle Vigne, addirittura, potesse essere morto suicida nella torre cilindrica del castello arabo-svevo-aragonese di Santa Lucia del Mela. Ma non è stato così. Pier delle Vigne, invece, è morto a San Miniato in provincia di Pisa, e non suicida, come si era creduto, ma a seguito di caduta da cavallo. Lo rivela un antico documento dell'archivio di Stato di Pisa (vedasi a tale riguardo mio servizio in “Cronache Italiane” di febbraio 2004). Nel XVIII sec., a Santa Lucia del Mela, presso il locale Seminario arcivescovile, rinomato centro di cultura, compiva, giovinetto, i suoi primi studi il filosofo Pasquale Galluppi. Questi andava poi via per ritornarvi già celebre, in età adulta, per svolgere, presso il medesimo Seminario, che lo aveva visto studente prima, lezioni di teologia dogmatica. In età avanzata l'illustre filosofo, dalla sua natia Tropea in Calabria, si trasferiva spesso nella nostra città e vi soggiornava a lungo, ospite della figlia prediletta, qui maritata, e nel di lei grembo cercava conforto e amore. Egli “amava questo suolo quanto la sua Tropea... Non è patria solamente quella che ci vide nascere, ma ci è cara altra terra se il sapere ne fornisce e se in essa care speranze e dolci conforti le miserie della vita alleniscono; ivi tratto l'uomo il disio della pace, l'ama forse assai più del suolo natio...” (Francesco Paolo Fulci, “In morte del barone filosofo Pasquale Galluppi”, Santa Lucia del Mela, 17 febbraio 1847). L'illustre filosofo è stato da sempre e a buon diritto considerato “cittadino luciese”. Adesso, a quanto ci sembra di capire, non più, tenuto conto del disinteresse nei suoi confronti da parte di chi governa la città. Anni fa, in consiglio comunale, è stata avanzata una proposta di gemellaggio tra la nostra Santa Lucia del Mela e la città calabra di Tropea, in virtù della comunanza di rapporti, delle due città, intercorsi con l'illustre filosofo. Ma non se ne è fatto nulla, come quasi nulla si è fatto nei confronti di Federico II imperatore. Stolti! Perchè non sanno quello che fanno, per la semplice ragione che il passato non si può cancellare. Infatti, tra il presente e il passato c'è un legame inscindibile: “Noi siamo figli del nostro passato, protagonisti del nostro presente, artefici del nostro avvenire, ossia siamo figli e padri del nostro destino” (Nino Pino Balotta in “Tre profili”). Anche il Generale Giuseppe Garibaldi (1807-1882) è stato, nel luglio 1860, a Santa Lucia del Mela. È venuto qui per ragioni strategico-militari. Infatti, da qui il grande condottiero, volgendo attento lo sguardo verso la piana di Milazzo, stabiliva le azioni militari da compiere l'indomani mattina (20 luglio 1860) per sconfiggere le truppe borboniche. La città, a ricordo della visita del Generale, collocò poi una lapide marmorea in piazza S. Francesco: “Il Generale Garibaldi, seguito dai commilitoni Medici e Cosenz nel pomeriggio del 19 luglio 1860, da questo luogo eminente, osservava la posizione dei dintorni di Milazzo, meditò la temerata battaglia dell'alba successiva”. Sconfitti i Borboni, a Milazzo veniva definitivamente liberata la Sicilia e il Generale con i suoi poteva proseguire il suo corso vittorioso verso lo stretto di Messina, per poi risalire lo Stivale italico. Nel corso dei secoli Santa Lucia del Mela ha avuto periodi di splendore seguiti da periodi di declino. Colpa della Storia, che di tanto in tanto fa dei brutti scherzi, attraverso i suoi “corsi e ricorsi”. Da un certo tempo a questa parte, la nostra Santa Lucia del Mela sembra avviarsi verso un declino senza ritorno. Abbiamo la sensazione di trovarci alle prese, per dirla con Dante, con una città “senza regno e senza governo”. Dobbiamo amaramente constatare che la città di cui ci stiamo occupando, da molto tempo ormai, attende di avere un governo all'altezza della situazione. Anche gli attuali governanti brillano, in negativo, di luce propria. Adesso stanno per avvicinarsi le elezioni amministrative, e il capo dell'amministrazione locale (composta da destre, sinistre, centro ed altri non ben identificabili) arriva al traguardo sfinito, con i vestiti lacerati. Anzi, per dirla tutta: il re è nudo! Gli abiti di scena, sempre diversi, che con l'abilità di un novello Fregoli, il “primo cittadino” indossava e dismetteva a seconda delle varie contingenze politiche, le barbe finte, i vari trucchi, le “seduzioni alcinesche” a cui ricorreva per ammaliare gli elettori, hanno dimostrato, lungo il cammino, tutto il loro carattere fittizio. Uno spettacolo disastroso si è presentato davanti agli occhi dei cittadini, quando la scenografia è crollata, e sotto l'incalzare della verità, che, prima o poi, emerge, si è sfaldato il “velo di Maya” che separava apparenza e realtà. Ci riferiamo alla bancarotta amministrativa, ma anche alla lacerazione del tessuto democratico e alla seria compromissione dei rapporti tra istituzioni pubbliche. Il Pandolfo-sindaco è stato capace di litigare con tutti, dal difensore civico al consiglio comunale. A conclusione del suo mandato, è rimasto solo, distante dai cittadini e dai loro bisogni, abbarbicato al potere, ma circondato dai gruppi di interesse che hanno portato, per ben due volte, alla sua elezione a sindaco e che conservano la loro forza di ricatto nei confronti della città. Purtroppo il notabilato alligna ancora nei piccoli centri della nostra provincia, conservando quelle caratteristiche di attaccamento al potere, di litigiosità, di vischiosità, di tendenza alla rottura e al compromesso, che furono descritte magistralmente da Carlo Levi nel suo “Cristo si è fermato ad Eboli”. Allora la scommessa più grande, per le forze sane della città, è quella del ripristino delle regole democratiche e del vivere civile, senza le quali tutta la comunità rischia di perdere per sempre il treno della Storia e di rimanere ancorata ad un eterno medioevo politico-culturale. E per finire, ci permettiamo di suggerire a tutti coloro che si apprestano a gestire il governo “rei publicae” un illuminante pensiero di Pericle (ca. 495-429 a.C.), illustre uomo politico ateniese: “Sapere quello che va fatto ed essere capace di spiegarlo, amare il proprio Paese ed essere incorruttibile sono le qualità necessarie ad un uomo che vuole governare la propria città”. Santo Brunetta (Partito dei Comunisti Italiani - Santa Lucia del Mela)
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